Si continua a morire nel Mediterraneo – solo due settimane fa circa 500 persone secondo quanto risulta dall'UNHCR hanno trovato la morte mentre cercavano di attraversare il mare fra la Libia e l'Italia. Nel frattempo, le risposte dei decisori europei non sembrano uscire da un consolidato modello di incertezza opportunistica, di rifiuto egoistico di assunzione di responsabilità, di ossessione securitaria, di meschinità burocratica, di costruzione di nuove barriere che contraddicono il fondamento su cui gli europei intendevano ricostruire i loro sistemi politici e costruire la loro casa comune dopo la nuova Guerra dei Trent'Anni del XX secolo.

L'accordo Ue-Turchia è un esempio calzante. È stato duramente criticato, anche prima della sua entrata in vigore, per la concessione alla Turchia dello status di “paese di primo asilo” e di “paese terzo sicuro” di fronte alle ripetute violazione dei diritti dei rifugiati da parte delle autorità turche. Cinquantanove deputati del Parlamento europeo di tutto lo spettro politico hanno messo in dubbio la conformità dell'accordo con il principio del “non-respingimento” e l'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (APCE) ha sollevato questioni sui diritti umani riguardo all'accordo UE-Turchia sui migranti. Il rapporteur della risoluzione dell'APCE ha dichiarato che l'accordo “nel migliore dei casi forza e nel peggiore supera i limiti di ciò che è lecito in base al diritto europeo e internazionale”.

Come cittadini europei profondamente preoccupati per l'approccio che la politica europea ha adottato su migranti e rifugiati, vorremmo attirare la vostra attenzione su un appello dal titolo “Senza una politica migratoria umana e un'Europa federale non c'è futuro”, che è stato redatto all'inizio di aprile dai giovani federalisti europei di Pescara in collaborazione con il gruppo italiano “Europa in movimento”.

Tra le altre cose, chiediamo la sospensione di tutti gli accordi in materia di migrazione recentemente firmati con la Turchia e un mutamento complessivo di questa politica. Troverete i dettagli delle nostre proposte nel testo dell'appello. Naturalmente noi non solo intendiamo correggere una cattiva linea di comportamento, nel promuovere questo appello ci proponiamo anche di contribuire alla ricostruzione del progetto europeo insieme a migranti e rifugiati.

Dopo una positiva risposta in Italia, dove abbiamo raccolto in pochi giorni più di 500 firme individuali e abbiamo ricevuto il sostegno di 50 associazioni, siamo ora pronti a promuovere l'appello a livello europeo con le firme delle prime 130 persone da 18 paesi europei, in rappresentanza di una molteplicità di organizzazioni e di ONG impegnate sui temi dei rifugiati e dei migranti.

Firma la petizione online!