“Crisi dei migranti”: Distinguere il falso dal vero

28 giugno 2018 – Alternatives économiques (Parigi)

I discorsi sull'ondata di migranti che attraversano in massa il Mediterraneo o le Alpi per installarsi in Europa non regge alla prova dei numeri. Un'analisi in quattro punti.

Il lungo viaggio in mare dei migranti salvati dall'Aquarius, che l'Italia ha rifiutato di accogliere e che sono sbarcati a Valencia in Spagna, è l'ultimo episodio di una crisi che infiamma l'Europa. Dopo che i ministri dell’interno di estrema destra italiano e austriaco – Matteo Salvini e Herbert Kickl – hanno annunciato di voler formare con il loro collega conservatore tedesco Horst Seehofer un asse contro l'immigrazione illegale, Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno dovuto fare fronte comune per esortare i loro partner a trovare una soluzione europea.

In una dichiarazione comune la cancelliera tedesca e il presidente francese, che si sono incontrati il 19 giugno nel castello di Meseberg vicino a Berlino per preparare il vertice europeo del 28 giugno, hanno espresso la loro intenzione di sostenere in modo più efficace i paesi di origine e di transito per "evitare le partenze verso l'Europa e per lottare contro le migrazioni irregolari". In altre parole per cercare di impedire ai candidati all'esilio di prendere il mare per andare in Europa e soprattutto per impedire loro di lasciare le coste libiche. Questa strategia potrebbe passare attraverso delle "piattaforme di disimbarco regionali in stretta cooperazione con l'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Hcr) e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim)". Piattaforme di cui oggi però ignoriamo la localizzazione geografica.

Bisogna indubbiamente trovare delle soluzioni umanitarie, economiche e sociali per aiutare i migranti su scala europea. Ma il discorso estremista della destra radicale europea sul numero di migranti che attraverserebbero in massa il Mediterraneo o le Alpi per intrufolarsi nel Vecchio continente non ha alcun riscontro numerico. Cerchiamo di sintetizzare questo fenomeno in quattro punti.

1. Forte riduzione degli sbarchi via mare

Fra il 2015 e il 2017 sui cinque primi mesi dell'anno l'Italia aveva accolto in media fra 9 e 12mila migranti arrivati via nave dall'altra parte del Mediterraneo. Nel 2018 questa media è scesa a 3mila. In Italia non sono arrivati più di 6mila migranti in un mese dal settembre 2017.

I flussi attuali rimangono importanti ma non raggiungono i livelli degli anni precedenti e in particolare quelli dell'autunno 2015 quando più di 150mila migranti erano accolti ogni mese per lo più nei porti greci, spagnoli e italiani.

L'Alto commissariato per i rifugiati (Acnur) ritiene che 845 migranti siano morti o scomparsi durante la traversata del Mediterraneo dall'inizio dell'anno. Ne aveva registrati 5.096 nel 2016 e 3.139 nel 2017.

2. Riduzione delle domande d'asilo

Se osserviamo l'insieme delle richieste di asilo registrate nei paesi europei dall'inizio del 2015, anno in cui c'è stato il massimo degli arrivi nell'Unione, fino al marzo 2018 ci si rende conto che le 3.435.00 domande registrate rappresentano solo lo 0,67 per cento dei 510 milioni di abitanti che popolano l'Unione europea. Rimaniamo quindi molto lontani dall'"invasione" annunciata.

Tuttavia alcuni squilibri rimangono molto importanti fra i paesi a livello dell'accoglienza dei migranti che chiedono asilo. Nove paesi europei hanno registrato un numero di richieste che rappresenta meno dello 0,1 per cento della loro popolazione. Si tratta per lo più dei paesi dell'Europa centrale e orientale, ma è anche il caso di un paesi dei Balcani – la Croazia – e di un paese dell'Europa occidentale – il Portogallo.

Tra i paesi della "linea del fronte", cioè quelli che si trovano più vicini all'altro lato del Mediterraneo, la Spagna è quello che ha ricevuto meno migranti che chiedono asilo, molto meno della Francia e quasi lo stesso numero del Regno Unito. Ma anche l'Italia, dove questo argomento ha suscitato negli ultimi mesi forti tensioni politiche, ha registrato in realtà meno domande di asilo della media europea e appena più della Francia in proporzione alla sua popolazione. Non è invece il caso della Grecia, di Malta e di Cipro dove la proporzione di chi chiede asilo è doppia rispetto alla media europea.

Non si tratta però di paesi che hanno conosciuto i maggiori afflussi di rifugiati. Finora il paese europeo che ha accolto il maggior numero di profughi in proporzione alla sua popolazione è la Svezia, dove questa percentuale raggiunge il 2,26 per cento, più del triplo rispetto alla media europea. Questo paese è seguito dall'Ungheria, dall'Austria e dalla Germania. In questi quattro paesi la questione dei profughi ha provocato accesi dibattiti politici, anche se in realtà il numero dei migranti che chiede asilo è rimasto molto modesto.

3. La percentuale di immigrati nella popolazione europea è molto variabile

La percentuale di immigrati nella popolazione dei vari paesi del Vecchio continente è molto diversa. E al contrario di quello che si crede non è particolarmente alta in Francia né più in generale nei paesi di antica immigrazione come il Regno Unito o la Germania.

Ma molto importanti sono anche le variazioni di provenienza. Così in Svezia nel 2017 la nazionalità di provenienza più frequente degli immigrati dopo quella siriana era quella finlandese, seguita da quella irachena e polacca. In Francia sono le nazionalità algerina e marocchina, seguita da quella portoghese.

4. L'Asia, prima terra di accoglienza dei migranti

Nel 2017 secondo le stime dell'Onu si contavano 257,7 milioni di migranti nel mondo, per un totale del 3,4 per cento della popolazione. Non si sono mai avuti così tanti migranti: erano solo 220 milioni nel 2010 e 152,5 milioni nel 1990. Ma è il continente asiatico che ne accoglie la maggior parte (80 milioni), seguito da vicino dall'Europa (78 milioni).

Ben lontani dall'immagine di "orda" proveniente dai paesi poveri che bussano alle porte dei paesi ricchi, i dati più recenti mostrano che i flussi Sud-Sud sono ormai numericamente superiori a quelli Sud-Nord. Inoltre questi dati sottolineano che la maggior parte di queste migrazioni si fa all'interno dello stesso continente. I rifugiati e chi chiede asilo, un po' meno di 26 milioni nel 2017, sono solo lo 0,34 per cento della popolazione globale.

Traduzione di Andrea De Ritis

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con The European Data Journalism Network.

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