Mondiali di calcio: Perché Danimarca e Francia andranno in finale

20 giugno 2018 – Alternatives économiques (Parigi)

Le statistiche parlano chiaro: i paesi in cui l’imposizione fiscale è più alta hanno più chance di vittoria nei tornei internazionali di calcio.

“Il calcio è uno sport semplice: 22 giocatori corrono dietro a un pallone per 90 minuti e alla fine vincono sempre i tedeschi”, sosteneva il calciatore inglese Gary Lineker nel 1990. La frase, entrata nella storia del calcio, è però sbagliata: la verità è invece la seguente. Il calcio è uno sport semplice: 22 giocatori corrono dietro a un pallone per 90 minuti e alla fine vince il paese in cui le imposte sono più alte. Una constatazione di sicuro meno pungente, ma confermata dall’inequivocabile legge del campo da calcio.

Dimostrazione: dopo i campionati europei 2016 disputati in Francia, ci siamo divertiti a osservare i risultati delle squadre partecipanti e il loro livello di tassazione. Risultato: troppe tasse non nuocevano...al contrario! In occasione di questa competizione, i paesi col maggior tasso di prelievo fiscale obbligatorio – ovvero il rapporto tra l’insieme delle tasse, delle imposte e dei contributi previdenziali di un paese e il suo prodotto interno lordo (Pil) – erano quelli che avevano raggiunto i migliori risultati nel corso del torneo.

Siamo dunque in grado di rivelarvi che il prossimo 15 luglio la Danimarca sarà il nuovo campione del mondo di calcio, dopo una finale molto combattuta contro la Francia!

Una spesa pubblica efficiente

La nostra metodologia è piuttosto semplice: se due paesi che si affrontano hanno due tassi di prelievo obbligatorio distanziato di più di cinque punti, quello che tassa di più vince. In caso di divergenza inferiore ai cinque punti, abbiamo deciso di considerare una partita pari durante la fase a gironi. A partire dalla fase eliminatoria, e sempre in caso di una differenza inferiore ai cinque punti, abbiamo stabilito di sostituire all’analisi fiscale la competenza sportiva della redazione di Alternatives Économiques (sic!). Grazie ai suoi 5,15 punti di prelievo obbligatorio in meno, la Danimarca dovrebbe battere per un soffio la Francia in finale.

La spiegazione? È abbastanza semplice: i paesi con alti livelli di imposte sono, in generale, i più sviluppati. Grazie alla spesa pubblica e a sistemi di previdenza sociale di qualità, gli abitanti di questi paesi godono di buona salute e hanno tempo libero a disposizione per praticare sport. Inoltre, in ragione degli alti livelli d’investimento pubblico, chi gioca a calcio in questi paesi può allenarsi con attrezzature di qualità, seguiti da allenatori, all’interno di società strutturate che sono spesso parzialmente sovvenzionate dalla collettività.

Così, il “miracolo islandese” per cui l’Islanda, coi suoi 320mila abitanti, si è potuta qualificare ai quarti di finale del campionato europeo 2016, poi per la prima Coppa del mondo della sua storia, non è davvero un miracolo. Il calcio islandese si è potuto sviluppare grazie ad attrezzature sportive di alta qualità e ad allenatori molto qualificati, come hanno constatato i colleghi de l’Equipe Explore.

La Francia nel “gruppo della morte” fiscale

Ora, il tasso medio di prelievo fiscale obbligatorio nei 32 partecipanti alla Coppa del mondo si attesta al 33,5 per cento. Sette degli otto gruppi dei gironi si avvicinano a questo dato medio. Soltanto un gruppo si discosta nettamente: quello della Francia! Questo “gruppo della morte” fiscale riunisce in effetti Danimarca (58,7 per cento), Francia (53,5 per cento), Australia (34,09 per cento) e Perù, che totalizza il 22,4 per cento.

Certo, il calcio è uno sport in cui l’incertezza del risultato è fortissima (il migliore vince meno spesso rispetto a quanto accade in altri sport), e qualche episodio può farvi dubitare della nostra teoria, ma dateci retta: il vincitore sarà un amante delle tasse.

Un talento da relativizzare

Questo legame ci ricorda anche che il talento dei calciatori (come quello delle altre “star”) è relativo. Non è solo una dote naturale, ma è anche il risultato di un’educazione e di una costruzione sociale. Questo non impedisce ad alcuni talenti di emergere “dal nulla”, come lo dimostrano numerosi giocatori di origini molto popolari.

Ma l’educazione, l’affiancamento e le infrastrutture messe a disposizione sono elementi decisivi per la possibilità di intraprendere carriere ai più alti livelli. Un elemento che il mondo del calcio a volte dimentica quando denuncia il livello di tassazione...o quando pretende di non pagarne, come ha fatto l’Uefa in occasione dell’Euro 2016 in Francia.

Nota ai lettori: l'articolo è (relativamente) serio, ma l’analisi contenuta nell’ultimo paragrafo purtroppo no!

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Traduzione di Andrea Torsello

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con The European Data Journalism Network.

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