Il Belgio è uno degli stati fondatori dell’Unione europea e rimane un paese molto europeista. A parte l’estrema destra, nessun partito è scettico sull’Unione. Non lo è nemmeno il partito nazionalista Nuova alleanza fiamminga (N-Va) che, anche se a volte critica l’Europa, ritiene che aumentare il potere delle regioni all’interno dell’Unione è un modo per dividere il Belgio, che è il suo obiettivo.

D’altra parte il primo ministro uscente Charles Michel ha investito molto sul terreno europeo, per esempio attraverso una partnership con il presidente francese Emmanuel Macron e alcune frequenti prese di posizione per chiedere il consolidamento della costruzione europea. Il Belgio è quindi globalmente europeista.

Eppure la campagna europea non è stata molto vivace. La prima ragione è che questo voto del 26 maggio è accompagnato da altre cinque elezioni: federali, per la regione fiamminga, per la regione vallona (le Fiandre), per la regione di Bruxelles e per il parlamento della comunità di lingua tedesca.

L’accorpamento delle consultazioni è stato deciso per evitare il moltiplicarsi delle elezioni nel paese e ha avuto una grande influenza sul dibattito pubblico. Innanzitutto perché, nei mezzi d’informazione, le elezioni nazionali e regionali hanno avuto molto più spazio, anche se i principali media hanno cercato di seguire il voto europeo. Inoltre la posta in gioco nelle legislative è cruciale, perché condiziona la sopravvivenza stessa del paese. […] Continua a leggere l'articolo su Internazionale.it.