La Brexit ha avuto un enorme impatto sui rapporti tra la Danimarca e l’Unione europea. Nel giugno 2016, quando il Regno Unito ha scelto di “lasciare” l’Unione, i partiti danesi di estrema destra (ma anche di estrema sinistra) erano d’accordo almeno su un aspetto: volevano un referendum sull’adesione della Danimarca all’Unione, convinti che il paese dovesse seguire l’esempio britannico come aveva già fatto nel 1973 entrando a far parte della Comunità economica europea (Cee).

Ma l’evoluzione caotica della politica britannica ha fatto cambiare idea a molti. Secondo un sondaggio pubblicato ad aprile, in Danimarca la popolarità dell’Unione ha raggiunto i massimi storici. Il 76 per cento dei danesi pensa che l’Unione sia “una buona cosa”, mentre l’85 per cento ritiene “vantaggiosa” l’adesione della Danimarca.

Anche per questo i candidati danesi alle elezioni europee erano molto ottimisti rispetto all’affluenza, e addirittura si chiedevano se fosse possibile battere il record del 60 per cento stabilito nel 2009. Tutto lasciava pensare che sarebbe stato così, anche perché il 65 per cento dei danesi aveva dichiarato che il 26 maggio andrà a votare.

L’ottimismo, però, ha avuto vita breve. Il 7 maggio il primo ministro Lars Løkke Rasmussen ha indetto nuove elezioni legislative per il 5 giugno, una festività nazionale in Danimarca. Inutile dire che le elezioni legislative attirano un’attenzione nettamente maggiore rispetto alle europee. Da allora i candidati al parlamento europeo hanno faticato ad assicurarsi una copertura mediatica. […] Continua a leggere l'articolo su Internazionale.it.