Il 14 aprile 2019 in Finlandia si sono svolte le elezioni politiche, e al momento sono ancora aperte le trattative per creare una coalizione di governo. In questo contesto è inevitabile che le elezioni europee del 26 maggio siano state eclissate dalla politica interna.

Non è certo una novità, ma oggi il fenomeno è ancora più evidente per la concomitanza delle due tornate elettorali. Tradizionalmente i finlandesi sono poco inclini a votare alle europee. Nel 2014 l’affluenza era stata appena del 41 per cento, contro il 72,1 per cento alle politiche di quest’anno. Secondo l’emittente nazionale finlandese, Yle, se nel paese si tenesse un referendum sull’adesione all’Europa unita, il 68 per cento della popolazione sarebbe favorevole, mentre i contrari sarebbero appena il 14 per cento.

Nella campagna elettorale per le europee di quest’anno sono emersi due temi cruciali: la lotta al cambiamento climatico e la necessità di trovare una soluzione per la prossima crisi migratoria. In entrambi i casi, i partiti finlandesi e i loro elettori hanno posizioni quasi simili. Se gli obiettivi sono condivisi, il dibattito su come raggiungerli, economicamente e socialmente, è acceso. […] Leggi l'articolo intero su Internazionale.it