Sappiamo bene che la Spagna è stata forgiata dall’affermazione del filosofo José Ortega y Gasset, “la Spagna è il problema, l’Europa è la soluzione”. Altrettanto vero è che i “trent’anni gloriosi” portatori di benessere e ricordati con nostalgia nel resto d’Europa, per noi sono cominciati solo dopo il ritorno alla democrazia e l’adesione all’Unione europea.

Il legame con l’Europa è così profondo che, nonostante l’europeismo spagnolo abbia comunque risentito della crisi del 2008, oggi viviamo una situazione paradossale, un capovolgimento storico: la Spagna, un tempo “luce di Trento, martello degli eretici e spada di Roma”, riserva spirituale del cattolicesimo nazionalista e illiberale di Francisco Franco, oggi è considerata la riserva spirituale dell’europeismo, l’ultimo fervente condottiero del progetto europeo.

C’è chi si è rammaricato per l’assenza dei temi europei dal dibattito per le elezioni politiche del 29 aprile, ma è anche vero che molti, fuori della Spagna, sono parecchio invidiosi del fatto che i quattro candidati alla presidenza del governo non si siano mai lasciati andare ad argomentazioni demagogiche addossando all’Europa la colpa dei mali nazionali. Leggi l'articolo intero su Internazionale.it