All’inizio dell’anno, preparandosi per la campagna elettorale per le europee, i movimenti populisti e di estrema destra europei promettevano di diventare una realtà dominante al parlamento di Strasburgo. A cominciare da Marine Le Pen in Francia, queste forze avevano due esempi per mostrare di avere il vento in poppa: l’Italia e l’Austria.

Da allora l’estrema destra ha perso il potere clamorosamente sia a Vienna sia a Roma. Il suo peso all’interno del Parlamento europeo non è trascurabile, ma non ha nemmeno lontanamente i numeri necessari per bloccare o influire sul funzionamento delle istituzioni europee.

Ogni paese, evidentemente, ha il suo contesto peculiare. In Austria la coalizione tra il Partito della libertà austriaco (Fpö, di estrema destra) e la destra tradizionale è crollata dopo la diffusione di un video in cui il leader dell’ Fpö era mostrato mentre cercava di negoziare un appoggio dalla Russia. A Roma Matteo Salvini si è convinto avventatamente che fosse arrivato il suo momento e ha sciolto la coalizione tra la sua Lega e il Movimento 5 stelle. Ma ha perso la scommessa. […] Leggi l'articolo integrale su Internazionale.