Il paese ha visto quest'anno la più grande affluenza alle elezioni del parlamento europeo mai registrata, con il 66 per cento degli elettori che hanno votato. Questo non rafforza automaticamente la legittimità democratica dell'Unione europea. Tuttavia, il risultato riflette un rifiuto schiacciante dell'approccio nazionalista a problemi che sono impossibili da risolvere esclusivamente all'interno dei confini nazionali. La Danimarca ha votato verde, liberale e socialdemocratico, e allo stesso tempo ha inferto un duro colpo alla destra nazionalista euroscettica.

Come per le elezioni politiche che si sono svolte dieci giorni dopo, il 5 giugno, è stata la questione del cambiamento climatico ad essere in primo piano. Il partito di sinistra Socialistisk Folkeparti, con la veterana attivista per i cambiamenti climatici e deputata Margrethe Auken, ha raddoppiato i seggi al parlamento europeo dopo aver ottenuto il 13,2 per cento dei voti e due seggi. Il Partito Social-liberale, che incarna la posizione favorevole all'Europa più forte, ha rafforzato la sua posizione con un margine paragonabile.

Forse la cosa più significativa è che il Partito popolare danese ha perso tre dei quattro seggi e la sua quota di voti è stata ridotta dal 26,6 per cento nel 2014 al 10,76 per cento. Dopo le elezioni, l'ex leader del partito e figura di spicco Pia Kjaersgaard ha attribuito la perdita di consenso del partito ai "fanatici del clima", facendo fare al partito e a lei stessa una pessima figura.

Euroscetticismo in declino

I Socialdemocratici hanno retto dopo aver deviato verso destra, pur senza seguire una linea esplicitamente euroscettica, mentre il Partito liberale ha fatto progressi, probabilmente riconquistando un numero considerevole di voti alla destra nazionalista. I due partiti tradizionali hanno ora tre seggi ciascuno. Un'ulteriore prova del crescente sentimento europeista in Danimarca si può scorgere nel Movimento popolare di sinistra contro l'Ue, che per la prima volta dal 1979 ha perso ogni rappresentanza.

Il pasticcio della Brexit ha probabilmente influenzato le ultime preferenze degli elettori danesi, o almeno segnato il punto limite della loro scarsa propensione alla cooperazione internazionale.

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