La seconda vittoria consecutiva in un'elezione europea in Francia per il Rassemblement national – ex Fronte nazionale – sembra ormai cosa normale in questo tipo di scrutinio. Gli elettori francesianti-UE hanno trionfato ancora una volta, anche se con un vantaggio ridotto a 200.000 voti. Questo significa che, mentre La République en marche (Lrem) del presidente Emmanuel Macron ha subìto la sua prima sconfitta elettorale, c'è meno di un punto percentuale tra i due partiti.

Vittoria ristretta per i populisti mentre avanzano i verdi

Così Marine Le Pen conferma la sua resilienza, mentre il portavoce del suo partito, Jordan Bardella, 23 anni, si è ritagliato un profilo di leader, benché la sua carriera sia solo all'inizio. Eppure, malgrado il movimento dei "gilet gialli", Macron ha ottenuto il 22,4 per cento, e non ha certo a che fare quindi con lo stesso tipo di problemi che il Partito Socialista di Francois Hollande ha vissuto nel 2014, quando aveva ottenuto solo il 14 per cento. Macron voleva che questa elezione fosse un plebiscito sulla sua politica ed è (quasi) riuscito a spuntarla. Ora la sua capacità di tessere alleanze a livello europeo sta per essere messa alla prova anche con Renew Europe, il gruppo cui Lrem appartiene al parlamento europeo.

La vittoria dei populisti è stata accompagnata da un'affluenza alle urne del 51,3 per cento, la più alta in un'elezione europea in Francia dal 1994; infatti, le elezioni europee non sono mai state al centro del dibattito politico come questa volta. Questo cambiamento del clima politico si è riflesso nel successo dei Verdi di Europe Ecologie Les Verts guidata da Yannick Jadot. Partito preferito dagli elettori di meno di 35 anni, ha raggiunto il terzo posto con il 13,5 per cento dei voti. L'onda verde europea ha chiaramente coinvolto i giovani elettori francesi, fortemente consapevoli dell'urgenza delle questioni sollevate dal cambiamento climatico, e altrettanto delusi dalle politiche ambientali di Macron. Ora le loro idee saranno messe alla prova anche a livello europeo.

Continua decadenza dei partiti tradizionali

Le elezioni europee sono state un nuovo passo avanti verso la riconfigurazione della politica francese. Il candidato principale di una lista comune che riuniva il Partito socialista e Place Publique, il leader di quest'ultima Raphaël Glucksmann, ha potuto dichiarare poco dopo il voto che "la sinistra in Francia non è morta". Eppure il Partito socialista ha raggiunto solo il 6,2 per cento, meno della metà del risultato – già drasticamente al ribasso – ottenuto nel 2014 e nel 2010.

Sotto la guida del giovane intellettuale François-Xavier Bellamy i conservatori di Les Républicains non erano messi molto meglio. Dopo aver ottenuto il peggior risultato della destra nella sua storia e il quarto posto dietro ai Verdi, Laurent Wauquiez si è dimesso dalla carica di presidente del partito. Gli equilibri che erano stati al centro della vita politica francese per decenni sembrano essere stati completamente superati dalle tre idee politiche dominanti del momento: nazionalismo, liberalismo ed ecologia.

Infine, il partito di sinistra radicale La France insoumise ha ottenuto il 6,3 per cento, posizionandosi al quinto posto davanti al Partito socialista. Il suo leader Jean-Luc Mélenchon, che è arrivato quarto alle elezioni presidenziali del 2017, ha insinuato che anche lui può ora prendere un po' di distanza dalla politica attiva.

La tradizionale opposizione di sinistra-destra sembra ormai appartenere alla storia. Ciò che emerge invece è lo scollamento tra i grandi centri urbani che hanno sostenuto Lrem o i Verdi e quelle aree a nord, a est e a sud-est che hanno votato per il Rassemblement National.

kyoxwfroy7zb147rsoknk