Come altrove il centro ha perso terreno in Lettonia. Nuova unità, che fa parte del Partito popolare europeo (Ppe, centrodestra) aveva quattro seggi, ora ne ha solo due. Ma anche la temuta ondata populista non si è concretizzata. A dire il vero non è mai stata una grande minaccia in Lettonia, e i due politici eletti nel gruppo dell'Alleanza nazionale/Ecr sono entrambi posatamente moderati. Non si può immaginare che offrano il loro sostegno all'insurrezione di Matteo Salvini, per non parlare degli incendiari di Nigel Farage.

Così il panorama politico è diventato più frammentato, con cinque partiti che ora rappresentano cinque gruppi politici – Ppe, Socialisti e democratici, ed ECR hanno due seggi ciascuno nel parlamento europeo, Renew europe e i Verdi ne hanno uno ciascuno. La partecipazione è passata dal 30 per cento nel 2014 al 33,5 per cento, ma ancora al di sotto della media europea.

Politica interna e poltrone europee

Le elezioni europee hanno conseguenze anche in politica interna. Anche se Nuova unità ha fatto peggio che nelle ultime elezioni europee, il suo 26 per cento è stato un forte miglioramento rispetto al 7 per cento ottenuto alle elezioni nazionali dello scorso ottobre. Questo rafforzerà il primo ministro, Krišjānis Kariņš, di Nuova unità, e indebolirà le posizioni di due dei suoi partner di coalizione che non hanno mandato deputati al parlamento europeo.

In un curioso colpo di scena il risultato potrebbe anche consolidare il posto di Nuova unità nel gruppo politico del Ppe. Il vicepresidente della commissione europea, Valdis Dombrovskis, è stato il vincitore indiscusso delle elezioni, essendo stato rinominato dal governo del suo paese per un secondo mandato a Bruxelles.

Avendo ampliato il suo portafoglio per includere i servizi finanziari dopo le dimissioni del britannico Jonathan Hill in seguito al referendum sulla Brexit, le prospettive di Dombrovskis continuano ad essere buone nell'esecutivo europeo.