1. Geopolitica e migrazione

Rispetto all'ultima volta che l’Europa è stata chiamata alle urne, nel 2014, il sistema geopolitico mondiale ha raggiunto un profondo livello di instabilità, probabilmente il più importante dalla Seconda guerra mondiale. Ai confini dell’Europa, una nuova generazione di “uomini forti” al potere, con attitudini autoritarie, hanno eroso le norme e le tradizioni democratiche dei loro paesi e sfidato, ripetutamente, le regole su cui si fonda l’ordine internazionale stabilitosi nel Dopoguerra. La repressione della società civile turca e la crescente smania da parte della Russia di ostentare la sua potenza militare hanno aumentato sensibilmente l’instabilità alle porte dell’Europa.

Intanto, Oltreoceano, l’amministrazione Trump si sta rivelando ugualmente imprevedibile, compromettendo l’alleanza NATO e favorendo un unilateralismo motivato da un interesse spregiudicato e nazionalista, invece del rispetto i principi internazionali di stato di diritto e collaborazione. L’Europa sarà in grado di fronteggiare queste immense  nuove sfide? L'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini il cui lavoro è documentato nel film Europe At Sea di Wake Up Europe) ha recentemente cercato di aggirare le sanzioni statunitensi all’Iran, dimostrando così che profonde divergenze tra Europa e Stati Uniti in materia di politica estera stanno mettendo in discussione gli accordi di cooperazione in Occidente raggiunti dopo la Seconda guerra mondiale.

Il fatto che l’Europa stia rivendicando un ruolo più rilevante a livello internazionale e in uno scenario globale ostile potrebbe costituire un elemento decisivo alle elezioni di maggio.

Con un’instabilità in costante crescita oltre i confini del nostro continente, la presenza di numerosi migranti e rifugiati nei territori a sud e a est dell’Europa è diventata una delle sfide più importanti dell’attuale mandato del Parlamento europeo. Nonostante il fenomeno di migrazione di massa non sia più nelle prime pagine dei giornali rimarrà comunque una questione inevitabile su cui la sinistra e la destra dovranno discutere quando si riunirà il nuovo Parlamento. I cittadini europei sono in grado di comprendere pienamente queste problematiche e l’importanza dell’impatto del loro voto?

2. Populismo e democrazia

All’interno della stessa Ue, un’alleanza di populisti e nazionalisti sembra essere determinata a smantellare il progetto europeo. La Brexit è solo uno dei sintomi di questa crisi: partiti come la Lega Nord, ad esempio, sfruttano la xenofobia e le difficoltà economiche per polarizzare l’opinione pubblica. Forze più oscure provenienti dall’esterno interferiscono, apertamente o dietro le quinte, con le politiche nazionali europee: alcuni esempi preoccupanti sono la Russia, che finanzia l’estremismo, o “The Movement”, il nuovo progetto dell’ex capo stratega di Trump, Steve Bannon, che tenta di fomentare una “rivolta” nazionalista in Europa.

Diventa sempre più evidente che i nazionalisti europei si stanno, paradossalmente, organizzando sul piano internazionale. Tra gli schieramenti di tutto il panorama politico è diffusa la preoccupazione che un trionfo delle formazioni nazionaliste a maggio possa riaccendere le tensioni tra i paesi europei e resuscitare lo spettro del fascismo in Europa e i fantasmi che molti credevano sepolti per sempre. Indipendentemente dal fatto che Salvini, Orban, Le Pen e altri accettino o meno l’offerta di aiuto di Bannon per sconfiggere il “vampiro” della globalizzazione a Bruxelles, un’impennata dei voti anti-Ue alle elezioni di maggio potrebbe infliggere un duro colpo a un’Europa che sta ancora facendo i conti con gli effetti dirompenti dalla Brexit.

Nella migliore delle ipotesi, ciò potrebbe causare l’indebolimento del sistema bipartitico tradizionale che, sin  dalla nascita del Parlamento si riassume in due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra; potrebbe però anche portare a una , ma una maggiore frammentazione e processi decisionali più deboli.Nonostante l’ascesa delle forze anti-Ue, il sostegno della popolazione per l’Unione europea si situa ai livelli più alti registrati negli ultimi 35 anni. Eppure molti leader ora temono che il futuro del progetto sia in pericolo. Le numerose sfide con cui il continente si trova confrontato sono riconducibili a una questione: in un  mondo in rapida evoluzione come assicurare un futuro un futuro prospero all’Europa? Nel 2014, la partecipazione alle elezioni europee ha raggiunto un minimo storico del 43%.

Forse la questione ora pià più importante per l'Europa è come si possono ascoltare la voce dei suo cittadini quando la maggioranza tra loro sceglie di non partecipare al suo processo democratico. Gli elettori europei saranno in grado di aprire gli occhi dinanzi alla portata della sfida che hanno di fronte?

3. Tecnologia e disinformazione

Il ruolo dell’Europa nei confronti dei grandi colossi tecnologici è diventato sempre più preminente. Provvedimenti come il GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) mostrano che l’Ue è una delle poche entità al mondo in grado di proteggere le libertà individuali nel mondo digitale; altre proposte come il Mercato unico digitale prevedono un’integrazione transfrontaliera ancora maggiore. Ci sono, però, molti lati oscuri della rivoluzione tecnologica che l’Ue deve ancora affrontare: la , diffusione della guerra cibernetica, le tecnologie di sorveglianza digitale, la manipolazione delle opinioni pubbliche attraverso la disinformazione e la possibilità di censura sui social media. Tali questioni sono destinate a essere sempre ancora rilevanti nel corso del prossimo mandato parlamentare.

Come mostra il documentario Pre-Crime, i dati personali vengono già utilizzati negli algoritmi dalle forze dell’ordine per neutralizzare potenziali criminali. Lo Stato e le forze dell’ordine sono già in grado di monitorare le vite propri cittadini con una precisione mai vista prima. I giganti dei social media, spesso in modo incontrollato, alimentano la quantità di fake news e di opinioni estremiste, creando una zona opaca di informazioni che al momento non siamo in grado di verificare in maniera efficace. Come molte altre sfide affrontate dall’Europa, tali questioni vanno al di là dei confini nazionali. Se l’Ue non si dimostra abbastanza audace da fornire risposte esaustive alle numerose questioni politiche relative alla tecnologia, chi lo farà? Abbiamo bisogno, con urgenza, di nuove regole e di informazioni affidabili. Saranno le nuove comunità online a fornire queste risposte, come è successo con il portale investigativo open source Bellingcat?

4. Austerità e disuguaglianza

Le conseguenze del crollo finanziario del 2008 e della crisi dell’eurozona hanno messo a dura prova la reputazione dell’Europa come zone di benessere diffuso e condiviso  i. Le misure di austerity in Grecia e in altri paesi hanno aumentato la disoccupazione giovanile, eroso la qualità dei servizi pubblici e del tenore di vita: questo ha favorito la nascita di movimenti che non hanno nulla a che fare con la moderazione del concetto di “centro politico”. Nello stesso periodo l’aumento del costo della vita e la gentrificazione in molte metropoli europee hanno creato una nuova generazione di precari, una generazione devastata dalla povertà e dai debiti e senza la stabilità garantita dalle protezioni sociali e dalla opportunità delle quali hanno beneficiato i genitori.  

La natura di questo disagio è stata raccontata dal documentario Up To The Last Drop di Yorgos Avgeropoulos. Questo lavoro racconta come  le misure di austerity hanno portato alla privatizzazione delle società di distribuzione dell’acqua e mostra la reazione della popolazione in tutta l’Europa, esasperata dal fatto di dover pagare le conseguenze di una crisi di cui non è responsabile. Ma il problema non riguarda solo la popolazione: opinioni contrarie all’austerity stanno prendendo piede anche fra gli esperti. Ad esempio, l’Istituto della finanza internazionale ha recentemente pubblicato dati  secondo i quali l'Europa avrebbe potuto avere una crescita del PIL più alta del 10% se non avesse adottato le misure di austerità. L’Europa sarà in grado di cambiare rotta?

5. Cambiamento climatico

Il tentativo da parte del Presidente francese Emmanuel Macron di rendere la lotta al cambiamento climatico un punto centrale della sua politica gli si è clamorosamente ritorto contro quando i gilet gialli sono scesi nelle piazze francesi in collera per le nuove tasse sul carburante e la crescita del costo della vita. Resta il fatto che è ora più urgente che mai mettere in atto misure per contrastare le emissioni di carbonio a livello globale: stando all’IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control), al pianeta restano solo 12 anni per dimezzare le emissioni.

È una crisi che richiede la cooperazione internazionale:i paesi europei non sono in grado di far fronte a questi problemi da soli. L’Unione europea è in grado di essere il leader in materia ambientale? Oppure verrà frenata dalla crescente ondata populista? Solo 3 dei 21 partiti populisti di destra nell’attuale Parlamento europeo riconoscono la validità del consenso scientifico secondo cui il cambiamento climatico è causato dall’uomo. Alle prossime elezioni, la sopravvivenza dell’Unione europea e delle sue istituzioni potrebbe determinare la sopravvivenza di un pianeta abitabile.

6. Uguaglianza di genere

A seguito dell'apparizione del movimento #MeToo nel 2017 la questione della parità di genere è diventata inevitabile nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, per le strade d'Europa o nel Parlamento europeo stesso. Anche se la ricerca della parità di genere è parte del progetto europeo sin dal Trattato di Roma del 1957, e sei dei dieci paesi dove la parità di genere è più avanzata sono in Europa, i progressi sono stati lenti e ora addirittura si fanno passi indietro.

A livello globale il divario si è ampliato quest'anno per la prima volta da quando, nel 2006, è iniziata la relazione annuale del Forum economico mondiale sulla parità uomo-donna. Al di là di questo quadro preoccupante, il ruolo delle donne nella società e la loro capacità di partecipare a pieno titolo alla democrazia europea svolgerà un ruolo cruciale nel plasmare il futuro dell'Unione. Non da ultimo perché si stima che il raggiungimento della parità di genere entro il 2050 porterebbe a un aumento del Pil pro capite dell'Ue dal 6,1 al 9,6 per cento, ossia da 1,95 a 3,15 trilioni di euro.

Questo articolo è stato tradotto in collaborazione con la Facoltà di traduzione e interpretazione dell’Università di Ginevra.