Un numero, in costante aumento, di località balneari monitorate l’anno scorso nei 28 Stati membri soddisfa i requisiti di eccellenza previsti dalle normative Ue: lo si evince dall’ultimo studio dell’Agenzia europea per l’Ambiente (European Environment Agency, Eea).  L'Eea ha fatto sapere che la maggior parte degli europei  gode di acque balneabili di qualità eccellente, anche se è indispensabile proseguire in questa direzione per avere mari, laghi e corsi d’acqua più sani. 

L’EEA, che dal dal 1976  si occupa di analizzare le acque costiere e quelle dell’entroterra in Europa,  in coordinamento con le amministrazioni locali, ha adottato la nuova normativa europea nel 2006. Ad oggi è stata stilata una lista che monitora 21.831 località, classificate tra “scarso” ed “eccellente” in base alla presenza di batteri che che rappresentano un rischio per la salute umana. 

Tra le cause principali di inquinamento delle acque balneabili in Europa troviamo gli  scarichi fognari e le acque che defluiscono dai terreni agricoli; tale contaminazione aumenta durante le forti precipitazioni e gli allagamenti in seguito allo straripamento delle fogne e delle acque superficiali di drenaggio che finiscono nei fiumi e nei mari.

Secondo lo studio, 4 Paesi hanno più del 95 per cento di località balneari con acqua di qualità eccellente: Cipro (99,1 per cento), Malta (98,9 per cento), Austria (97,3 per cento) e Grecia (97 per cento). Nel 2018 tutte le analisi effettuate nelle località balneari di Cipro, Grecia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Romania e Slovenia avevano riscontrato una qualità appena sufficiente.

I Paesi con il più alto numero di località balneari di scarsa qualità sono Italia e Francia (entrambe all’1,6 per cento), seguite dalla Spagna (2,2 per cento). Rispetto al 2017, il numero delle località balneari con acque di scarsa qualità in Francia è diminuito (da 80 a 54 località), ma è aumentato in Italia (da 79 a 89) e in Spagna (da 38 a 50).

“La scoperta più importante è che nuotare nella maggior parte delle località balneari è sicuro e che nel corso degli anni c’è stato un miglioramento. Tuttavia, alcuni Stati membri stanno chiudendo alcune stazioni balneari che non possono garantire che siano sicure per la balneazione” ci ha dettoPeter Kristensen, project manager di EEA Integrated Water Assessments. “Un altro aspetto importante è che gli Stati membri stanno facendo passi avanti apprezzabili nella comunicazione con l’opinione pubblica.”

La percentuale di località balneari che risponde ai requisiti più stringenti di “eccellenza” è aumentata leggermente, passando dall’85 del 2017 all’85,1 per cento del 2018. Oltre a ciò, la percentuale di località balneari con acqua di scarsa qualità è scesa dall’1,4 per cento del 2017 all’1,3 per cento del 2018.

D’altra parte, il numero di località che soddisfano appena il requisito di “sufficienza” minima è sceso dal 96 per cento del 2017 al 95,4 per cento del 2018. Il calo è dovuto perlopiù all’apertura di nuove stazioni balneari per le quali i dati relativi a 4 stagioni balneari consecutive, necessari per essere inseriti nella classifica della direttiva, non sono ancora disponibili.

Kristensen commenta: “Gli Stati hanno lavorato molto bene, quindi penso che la direttiva sia stata un successo perché è relativamente semplice da attuare”.

In ogni caso, sussistono altre problematiche legate all’acqua, come l’inquinamento da plastica e il riscaldamento globale. “Il cambiamento del clima probabilmente si manifesterà con precipitazioni più abbondanti. I batteri che possono risultare tossici si moltiplicano maggiormente in condizioni di temperature più miti, quindi la loro presenza spesso può aumentare, come pure la presenza di altre specie tossiche”, aggiunge. “Dagli studi emerge che i cambiamenti climatici potrebbero avere un impatto sulla situazione e, naturalmente, occorre fermarlo, ma anche ridurre l’inquinamento.”