Come potremo mostrarci orgogliosi quando racconteremo dell’Aquarius ai nostri figli? Come potremo non provare vergogna raccontando le incessanti pressioni subite da questa missione prima della sua capitolazione forzata, e che ora si lascia alle spalle una scia di vite spezzate che mai raggiungeranno l’Europa? La Storia darà merito ai vincitori e alle battaglie che hanno combattuto contro l’ingiustizia.

Oggi ci sentiamo vinti, annientati da una crescente preoccupazione, fomentata senza scrupolo da qualche seminatore d’odio. Ma lo siamo davvero? SOS MÉDITERRANÉE continuerà a difendere i valori di solidarietà su cui si fonda: l’organizzazione che aveva noleggiato l’Aquarius ha intenzione di mobilitare nuove risorse per salvare vite umane in mare. La nostra società non dovrebbe rifondarsi ispirandosi a questi valori, senza i quali le sfide del futuro rischiano di diventare insormontabili?

Il coraggio politico di andare oltre le semplificazioni

Spinti dal successo dei movimenti populisti gli stati europei hanno scelto di fare la guerra contro degli innocenti sfiancati dalle avversità, nella cinica e sterile speranza di dissuaderli dal fuggire. Oltre ad applicare una politica interna discriminante verso i migranti i paesi europei tentano di fermare decine di migliaia di persone in Libia, lontane dall’attenzione dei mezzi d’informazione e dei difensori dei diritti umani. I migranti sono condannati a marcire in prigioni dove regnao schiavitù e tortura, dove la sopravvivenza è più dolorosa della morte, dove solo la fuga per mare può salvarne la dignità, ammesso che non anneghino nel sangue salato di coloro che li hanno preceduti.

È quindi così irragionevole voler portare assistenza a persone in difficoltà in mare, su montagne innevate, nell’arido deserto sahariano o nell’inferno libico? È quindi così inconcepibile esprimere una qualsiasi forma di empatia per queste migliaia di esiliati, inevitabilmente intrappolati tra traumi e morte? Lo sforzo sarebbe davvero tale da minacciare la nostra fragile prosperità?

La rassegnazione politica ha un prezzo: la vita e la dignità di coloro che muoiono proprio mentre scrivo queste parole. Spinta dalla lotta ostinata contro questi esiliati questa rassegnazione costituisce il tradimento di alcuni valori umanisti inalterabili e che dovrebbero essere considerati fondamentali. Lasciamo morire esseri umani uguali a noi nel Mediterraneo e in Libia per proteggerci goffamente dal declino delle nostra società, che sono circondate da pericoli ben più pressanti e gravi. Le nostre classi dirigenti hanno scelto di lasciar morire degli innocenti sull’altare di paure infondate, fomentate da un pugno di demagoghi i cui unici mantra sono l’isolamento e la frammentazione della nostra civiltà. La democrazia liberale ne esce stordita e l’ansia regna. Tutto questo alimenta l’indifferenza dei cittadini e li rende permeabili ai discorsi autoritari ispirati dall’odio.

Nella discussione pubblica la repressione sistematica nei confronti delle organizzazioni umanitarie e verso i migranti stessi viene presentata come una visione pragmatica. Eppure questo non scoraggia i più disperati ad attraversare le frontiere, e non contribuisce a proteggerci da rischi identitari, economici o demografici ampiamente sopravvalutati o immaginari. Al contrario, la repressione destabilizza quelle aree già precarie come il Sahel, rappresenta un’opportunità di business per le organizzazioni criminali e infligge una pena capitale a persone ingiustamente accusate di essersi spostate per disperazione.

Questa risposta politica, oltre a calpestare i nostri valori e a umiliare il genere umano, dimostra un semplicismo ipocritamente rassicurante di fronte a una sfida ampiamente sottostimata. Invece che lasciarsi andare alla rassegnazione dopo aver impedito ogni iniziativa solidale all’Aquarius, è compito delle classi dirigenti superare la paura e la divisione seminate dai populisti, se non si vuol rischiare di apparire inadeguati di fronte alle sfide del nostro tempo.

La fraternità e la solidarietà, strumenti indispensabili per affrontare le sfide del domani

Il vero pericolo, comune a tutti, non sta in Nordafrica, né sulle Alpi, né a Calais o sulle navi delle Ong umanitarie. La nostra invidiabile prosperità, di cui la classe politica sostiene solennemente di essere garante, è minacciata da un fenomeno molto più sovversivo di qualche essere errante, al quale dovremmo comunque mostrare rispetto e assistenza. Questa piaga, che i giovani del Ventunesimo secolo scoprono con sgomento, è rappresentata dalla rassegnazione delle coscienze e delle classi dirigenti di fronte ad altre sfide ben più cruciali, esacerbate da sempre dall’apatia dei potenti.

Quando i nostri figli cercheranno di comprendere il ruolo dell’Aquarius nel corso dei suoi due anni di attività, la percepiranno sicuramente come un simbolo di solidarietà, di umiltà e di umanità, mentre vedranno i suoi detrattori alla stregua dei veri ostacoli al progresso. Gli stessi ostacoli che hanno abbandonato ogni forma di coraggio e ambizione di fronte al disastro climatico, al massiccio sterminio delle specie viventi o ancora di fronte alle disuguaglianze. Gli stessi ostacoli che hanno lasciato il progresso e la gestione del bene pubblico nelle mani degli attori economici. Sì, sono questi gli spiriti indolenti che i nostri figli criticheranno legittimamente quando rifletteranno su queste deplorevoli politiche migratorie.

Perché non possiamo unirci di fronte alle reali minacce, piuttosto che disgregarci su un fenomeno naturale, diventato emergenza perché gestito male? È necessario ridare al più presto ai migranti la dignità che meritano in quanto esseri umani. Occorre assolutamente concentrarsi sulle vere battaglie, quelle sulle quali il tempismo è fondamentale; sulle quali l’indolenza ci condanna ogni giorno di più; sulle quali la cooperazione e l’inclusione sono inseparabili dalla speranza di un futuro di prosperità.

Evitiamo di lasciare in eredità ai nostri figli una società in cui l’altro fa paura e la solidarietà è considerata reato. Perché solo la fraternità ci darà la forza di affrontare le sfide del domani. Non è troppo tardi per cambiare prospettiva.

Questo testo riflette l'opinione del suo autore e non è ascrivibile a SOS MÉDITERRANÉE