All'assemblea annuale di Atene del 4-8 novembre, la Commissione globale della pesca nel Mediterraneo (GFCM), organo speciale della FAO che riunisce i 23 stati della sponda nord e sud del Mare Nostrum, dovrà approvare il nuovo piano d'azione sull’Adriatico. Il documento è ancora confidenziale, ma abbiamo potuto visionarlo. L’obiettivo del piano è contrastare l'allarmante calo del pescato di profondità (o demersale) nell'Adriatico. Questo, secondo uno studio del 2018, è il mare più sfruttato al mondo dalla pesca a strascico. Secondo i dati FAO, in proporzione alla sua superficie, è finora stato anche uno dei più produttivi di tutto il bacino mediterraneo: dalle sue acque vengono sbarcate annualmente poco meno di 200 mila tonnellate, metà delle quali in Italia. 

Il pacchetto sul tavolo negoziale di Atene comprende le seguenti misure principali: riduzione dei giorni di pesca, due mesi di fermo l'anno sotto costa, divieto di strascico entro le 6 miglia nautiche, riduzione delle taglia minima pescabile e conseguentemente delle maglie delle reti, obbligatorietà di sistemi di geolocalizzazione a bordo per tutti i pescherecci di oltre 12 metri per facilitare i controlli da parte delle autorità costiere.

La bozza iniziale del piano Ue includeva la creazione della riserva protetta più estesa del Mediterraneo: un'area di 2.800Km2 (il doppio di Roma) collocata nelle acque internazionali del Canale di Otranto, tra Italia e Albania, a 12 miglia nautiche (22Km) dal litorale pugliese. 

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Il governo italiano ha tuttavia bocciato l'istituzione del santuario blu, giudicandolo affrettato. E ciò nonostante la restrizione delle reti a strascico nella riserva, proposta dall'Ong ambientalista MedReact, sia stata concordata con le cooperative e gli armatori di Monopoli e di Mola di Bari. Sono le due marinerie che di più operano nell'area con una quarantina di imbarcazioni, ormeggiate a Brindisi e Otranto, affiancate da qualche unità del Salento. 

La zona, molto pescosa, è ricca delle specie più minacciate e redditizie: il gambero rosa e il merluzzo nostrano (o nasello). Quest'ultimo, fino al 2011, è arrivato sulle nostre tavole per oltre il 40% proprio dal basso Adriatico dove è catturato in quantità doppie rispetto ai suoi livelli di sostenibilità. Nelle acque lungo il tacco italico si concentra il 18% della flotta e il 13% della produzione ittica a strascico dell'intera penisola, secondo il Piano di gestione regionale approvato dal governo italiano nel 2018. Il veto italiano ha, peraltro, colpito anche la mini-riserva del Canyon di Bari.

I dati dimostrano che la pesca eccessiva, in particolare quella a strascico, compromette non solo la biodiversità negli ecosistemi adriatici (che ospitano quasi il 50 per cento di tutte le specie marine mediterranee), ma anche gli interessi dei pescatori. Tra il 2004 e il 2015 gli sbarchi di gambero rosa e nasello lungo la costa orientale dell’Italia si sono ridotti rispettivamente del 48% e del 45% (sebbene il gambero sia ora in recupero). Le catture di nasello e gambero rosa, nel 2014, facevano guadagnare rispettivamente 15 e 13,5 milioni di euro l'anno al complesso delle flotte a strascico italiane dell’Adriatico. Ma nel periodo 2004-2015 si è registrata una diminuzione del 27% delle entrate e del 30% della capacità dei pescherecci (per numero, tonnaggio e potenza). La ricostituzione delle risorse ittiche, secondo gli scienziati, risolleverebbe le sorti della pesca nel lungo periodo, compensando i sacrifici imposti dai divieti nell'immediato. 

La riserva di Otranto è parte della rete di habitat essenziali che MedReact e i centri di ricerca consorziati nella sua iniziativa AdriaticRecovery, lanciata nel 2016, intendono proteggere per ripopolare il mare. "Il fondale corallifero nel Canale di Otranto offre un luogo di nutrimento e riproduzione per tutte le specie commerciali", spiega Carlo Cerrano dell'Università Politecnica delle Marche, "Le forti correnti sottomarine sparpagliano le larve dei pesci che generano esemplari adulti, disponibili per i pescatori nelle zone dove la loro cattura è consentita".

A dimostrare i benefici del ripopolamento è l'esempio di successo della fossa di Pomo, di fronte a Pescara, nell'Adriatico centrale. Chiusa bilateralmente già nel 2016 da Italia e Croazia, è stata ufficializzata zona protetta dalla GFCM nel 2017. I recenti risultati dimostrano che in soli tre anni la biomassa (peso medio degli esemplari) del nasello si è triplicata da 60 à 180 kg/km2. Seguire il modello di Pomo è giusto; ma complesso, riconosce il governo, schiacciato tra gli obblighi Ue a tutela delle zone di riproduzione nell'Adriatico e la salvaguardia dell'occupazione in un settore ormai in crisi.

Le dimostrazioni della scienza trovano d'accordo, solo in principio, il governo italiano. Che deve tutelare al tempo stesso sia le zone di riproduzione, secondo i regolamenti Ue, sia l'occupazione in un settore in crisi. E che ha ufficialmente motivato la sua obiezione alla chiusura dell'area di Otranto col mancato coinvolgimento degli operatori e dell'amministrazione da parte di MedReact, l'associazione ambientalista che nel 2018 aveva presentato la proposta iniziale sull’area protetta al Comitato sub-regionale sull’Adriatico della GFCM. Quest’organizzazione, che è competente a istituire le aree ristrette alla pesca,  aveva condizionato l'approvazione a un'analisi di impatto socio-economico.

"Abbiamo ripetutamente discusso la nostra proposta col Dipartimento  Pesca al Ministero dell'Agricoltura che tarda ad eseguire le valutazioni richieste dalla GFCM", puntualizza Domitilla Senni di MedReact. Controbatte Riccardo Rigillo, Direttore del Dipartimento Pesca: "La proposta deve prima passare al vaglio del Comitato Consultativo del Mediterraneo (Medac) dove sono rappresentate tutte le parti interessate". C'è da precisare che il Medac è un organo esclusivo dell'Ue. In base alle regole in materia, sia le istituzioni europee a Bruxelles che gli Stati membri, individualmente, hanno facoltà di chiedere pareri su questioni relative alla politiche della pesca in ambito sia comunitario che internazionale.

Né il Medac né i singoli governi possono pero’ usare i suoi pareri per influenzare le decisioni degli organi della GFCM che è un’organizzazione giuridicamente distinta dall’Ue, composta sia dai suoi Stati membri che da paesi extra-comunitari, sebbene la Commissione ne sia anch’essa parte contraente. A precisare il perimetro delle competenze del Medac è stata la stessa Direzione Pesca della Commissione europea in una lettera recapitata lo scorso giugno a Gianpaolo Buonfiglio, Presidente del Comitato nonché dell'Alleanza delle Cooperative italiane della pesca. Il quale continua a fare sponda a Rigillo: "E' necessaria una consultazione strutturata con le associazioni di categoria".

L'impasse burocratica ai piani alti non ha impedito a MedReact, negli incontri organizzati a primavera, di trovare un accordo soddisfacente con le comunità pugliesi che pescano regolarmente a largo di Otranto. "Il divieto di strascico scatterà solo sotto i 600mt, neutralizzando l'impatto negativo poiché ci permette di raggiungere anche la specie che vive più in profondità, ossia il gambero rosso che in estate rappresenta circa l'80% del pescato", dichiara l'armatore monopolese Giuseppe Danese. Lo scorso maggio, MedReact ha sottoposto la proposta modificata che, su insistenza italiana, è stata rinviata a un nuovo esame nel 2020 dal gruppo di lavoro sull'Adriatico della GFCM. Sono stati sollecitati ulteriori studi, a oggi non ancora avviati dal governo italiano. Ad appoggiare il rinvio ci ha pensato l'Albania, presidente di turno della GFCM, la cui flotta di pesca sta intensificando le sue attività nel Canale di Otranto. 

Per sua ammissione, la Commissione europea (anch'essa membro della GFCM) è stata costretta dal colpo di mano tricolore e la decisione di rinvio del Comitato Adriatico a ritirare l'istituzione della riserva dal piano che verrà negoziato ad Atene.