I nazionalisti irriducibili – quelli per cui l’Unione europea è il problema e lo stato nazione è la soluzione – tutto sommato rimangono una minoranza. E in cima alle preoccupazioni degli europei non c’è la questione immigrazione, quanto piuttosto affari interni quali corruzione, condizioni abitative, salute, pensioni e disoccupazione. Si possono leggere così i risultati di un recente sondaggio dell’European Council of foreign relations (Ecfr).

Certo quella dei sovranisti è una minoranza rumorosa, di cui da più parti si teme l’ascesa alle prossime elezioni europee. In caso di successo, potrebbero minare dall’interno l’Unione stessa. La mette in questi termini lo stesso Ecfr in un’analisi pubblicata a febbraio, in cui si ipotizza che i gruppi sovranisti e populisti possano prendere anche più di un terzo dei seggi nel prossimo Parlamento europeo.

Di recente Opendemocracy ha denunciato un flusso di denaro che alimenterebbe la diffusione in Europa di idee ultra-cattoliche e ultra-conservatrici: “I partiti di estrema destra vogliono ottenere risultati importanti alle prossime elezioni del Parlamento europeo a maggio”, si legge nella loro analisi, e “consistenti quantità di denaro hanno sostenuto la diffusione dei loro 'valori tradizionali'”.

Intanto il ministro dell’interno italiano e leader della Lega Matteo Salvini in vista delle elezioni ha lanciato la “European alliance of people and nations” (Eapn), che aspira a diventare un nuovo gruppo all’europarlamento, raccogliendo esponenti dall’Enf (gruppo dove è oggi la Lega), dall’Efdd (da cui dovrebbero migrare gli eletti del partito tedesco AfD) e da Ecr.

Alla presentazione della nuova formazione erano presenti i Veri Finlandesi, i danesi del Dansk Folkeparti – attualmente nel gruppo di conservatori euroscettici Ecr. Tuttavia la possibile fusione di Ecr con l’estrema destra è stata smentita da un tweet di Jan Zahradil, spitzenkandidat di Ecr:

Le opinioni sulle possibilità di successo del nuovo gruppo sovranista sono variegate. Diversi commentatori sono scettici: questi partiti sono troppo litigiosi proprio in quanto nazionalisti, e in ogni caso non sono neanche al completo. Secondo Europe Elects, il nuovo gruppo – focalizzati su “politiche più severe in materia di immigrazione e di frontiera e sottoscrizione di vari livelli di euroscetticismo a favore di una maggiore indipendenza nazionale” – potrebbe ottenere 84 seggi.

Ma i timori per l’avanzata delle tendenze antieuropeiste non dovrebbero essere riservati solo a quella parte politica. È questa la lettura per esempio di Liberties, che valuta i partiti presenti nel Parlamento europeo in termini di aderenza e rispetto ai valori fondanti dell’Europa, a partire dal pluralismo democratico e dal rispetto dei diritti fondamentali stabiliti nell’articolo 2 del trattato dell’Unione.

Da questo punto di vista le frange “problematiche” per le libertà basilari proprie dell’Unione sono presenti anche in gruppi quali i popolari, i liberali e i socialisti: nel parlamento attuale per esempio ci sarebbero 16 esponenti tra i socialisti e 11 tra i popolari. Se si mettessero insieme queste “mele marce” – come vengono definite da Liberties – sparse nei gruppi parlamentari non considerati antieuropeisti, le forze in contrasto con i principi stabiliti come fondamentali per l’Europa potrebbero arrivare a 69 seggi. Se si unissero con populisti e antieuropeisti dichiarati, potrebbero addirittura arrivare a 164 esponenti.

Non manca però chi sottolinea la necessità di capovolgere la prospettiva e reinquadrare il messaggio: