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La nostra generazione, quella che sarebbe diventata la prima a beneficiare del programma Erasmus, ha vissuto con grande intensità la caduta del Muro e la dissoluzione del blocco sovietico. Nel momento in cui la notizia iniziava a diffondersi, la sera del 9 novembre 1989, abbiamo avuto la sensazione di vivere la storia, quella con la S maiuscola, sulla nostra pelle e di essere al centro di un cambiamento che stava trasformando il mondo nel quale vivevamo.

In Occidente eravamo cresciuti con la paura di un attacco atomico; eravamo coscienti del fatto che a Est, molti di coloro che sarebbero poi diventati i nostri concittadini europei, si svegliano con il terrore della polizia politica.

Europei dell’Ovest e europei dell’Est, eravamo eredi delle conseguenze delle due Guerre mondiali che, nonostante non le avessimo vissute, erano onnipresenti nell’immaginario famigliare e culturale.

Quella della caduta del muro di Berlino era prima di tutto una battaglia simbolica, una sfida che voleva mettere fine al sentimento di paura costante, far trionfare la democrazia liberale – quella che mette al centro i diritti e le libertà individuali, protegge i cittadini e permette loro di partecipare liberamente alle scelte che hanno a che fare con l’evoluzione della società – per scrivere, insieme, una nuova pagina della storia del mondo e costruire, finalmente, l’Europa!

Trent'anni dopo, qual è il bilancio? Un dato da non sottovalutare è certamente la riunificazione della Germania, avvenuta rapidamente e senza violenza. A questo va aggiunto che, per la prima volta, l’Europa è unita, anche se non completamente. Con poche eccezioni, infatti, i paesi del continente sono riuniti nell'Unione europea. E coloro che beneficiano di questa Unione vivono in questa “pax europea” che consente loro di godere dei diritti e delle libertà iscritti nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo, della cui esistenza, paradossalmente, pochi sono a conoscenza.

L'Europa rimane un continente ricco, dove le disparità economiche e sociali, pur essendo aumentate con la grande crisi, sono le più contenute al mondo. L'Unione europea ha inoltre dimostrato una notevole resistenza di fronte alla decina di crisi che ha attraversato dall'inizio del millennio.

Ma questo bilancio, estremamente positivo, non va sopravvalutato.

L'Europa è oggi, anche, un continente frammentato in cui sono tornati a farsi sentire nazionalismi e populismi. L'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, se avverà , sarà percepita nel mondo come la cronaca annunciata di un'uscita dalla storia del vecchio continente. È purtroppo lontana l’immagine di Mstislav Rostropovitch che, con il suo violoncello, ha suonato di fronte al muro, seguito in diretta televisiva da decine di milioni di telespettatori.

Nonostante tutti questi segnali, non crediamo però che l'emarginazione del Vecchio continente sia inevitabile. In Europa, più che in qualsiasi altra parte del mondo, i cittadini hanno saputo resistere alle sirene del nazionalismo e la sorprendente affluenza alle ultime elezioni europee ha impedito agli estremismi di prendere il potere, com’era invece atteso.

Meglio ancora, il sentimento di appartenenza europeo, misurato dall'Eurobarometro, non è mai aumentato in maniera così evidente dall'annuncio della Brexit. Il desiderio di creare uno spazio pubblico europeo dove i cittadini possano pensare insieme al di là dell’appartenenza nazionale, come dimostra il successo della consultazione transnazionale WeEuropeans.eu, non è mai stato più forte.

WeEuropeans ha raggiunto 38 milioni di cittadini europei in 27 paesi e in 24 lingue, questa consultazione dimostrato che gli europei hanno, rispetto al loro futuro comune, le stesse preoccupazioni: uno sviluppo più sostenibile, che rispetti l'ambiente e le generazioni future, un'aspettativa di esemplarità nella politica, integrità ed estrema trasparenza democratica, una maggiore giustizia fiscale e sociale e il desiderio di mettere i struzione e innovazione al centro della società.

Noi, cittadini europei, abbiamo l'opportunità di tornare a essere il luogo dove si inventa il futuro: questa rigenerazione può nascere solo dalla mobilitazione delle nostre società, in tutte le loro componenti. Una conferenza sul futuro dell'Europa è stata annunciata dai leader europei, facciamo in modo che sia un momento, il momento, centrale per il rinnovamento democratico e civile del nostro continente.