L’invito per la prima manifestazione è stato stampato otto mesi fa su un normale foglio A4, e il suo contenuto era l’essenza stessa dell’educazione: “Breve, incisiva, silenziosa”. E ancora: “Nessun cartello, nessuno slogan”. In pratica, tutti coloro che si sentivano arrabbiati per quello che stava accadendo erano invitati a ritrovarsi al parcheggio della chiesa locale e a marciare in silenzio fino al cartello del limite di velocità all’ingresso del piccolo villaggio. Niente discorsi. “Portate soltanto la vostra rabbia”.

Domenica scorsa nel villaggio di Ballyhea, nella contea di Cork, era previsto che dopo la seconda messa si svolgesse la trentottesima marcia settimanale, una passeggiata di una decina di minuti dal parcheggio della chiesa di St. Mary fino ai confini del paese. La marcia ha adottato uno slogan: “Ballyhea dice no al bailout dei detentori di obbligazioni!”. Una sorta di piccola dimostrazione d’orgoglio in un paese spaventato e diffidente.

Tutto ha avuto inizio con Diarmuid O'Flynn, giornalista sportivo dell’“Irish Examiner” che vive a Ballyhea: aveva scritto ai rappresentanti della Camera bassa per protestare contro il bailout e aveva ricevuto come risposta alcune lettere formali. Nel marzo scorso, O’Flynn ha telefonato ai suoi amici e parenti e una dozzina di persone si sono presentate nel parcheggio della chiesa, per poi sfilare in silenzio e con decoro. E nessuno si è accorto di niente.

O’Flynn considera il bailout dei banchieri la chiave di ciò che è successo all’Irlanda: decine di miliardi di debiti di imprese private, gettati sulle spalle dei cittadini, hanno reso impossibile allo stato prendere in prestito capitali a tassi di interesse sostenibili. Egli ritiene che con gli interessi il costo complessivo del bailout raggiungerà negli anni a venire la cifra di cento miliardi di euro. “La Bce ci permette di prendere in prestito cento miliardi da spendere per ripagare i detentori di obbligazioni”.

Col passare dei mesi la marcia nel piccolo villaggio è arrivata a veder sfilare una settantina di persone. Questa comunità è parte dell’Associazione Atletica Gaelica (che promuove la cultura, la musica, la danza e la lingua irlandese), è un villaggio tranquillo, conservatore, che difficilmente si fa notare. Se i ragazzi hanno bisogno di un passaggio per la partita o se i coltivatori hanno troppo lavoro da sbrigare nei campi, le fila dei manifestanti si assottigliano. In ogni caso, però, mese dopo mese il villaggio ha continuato a ribadire il suo no a questa follia.

Le speranze che la protesta si allargasse fuori dal villaggio non si sono concretizzate. Da Fermoy per un po’ è arrivata qualche risposta, ma si è subito smorzata. Una marcia su Dublino è stata accolta con indifferenza. O’Flynn considera sensate le proteste su argomenti specifici – la chiusura degli ambulatori del pronto soccorso nelle campagne, la reintroduzione delle tasse universitarie – oppure il movimento Occupy, ma parlando con i singoli manifestanti, consapevoli dell’oneroso fardello rifilato loro e dell’effetto che ciò avrà per le finanze dello stato, è stato indotto a riflettere: “Amici, non riuscite a capire il nesso?”.

O’Flynn ha aperto il blog bondwatchireland.blogspot.com, nel quale documenta ogni pagamento, individuando la banca che se ne fa carico. Alla fine del mese fornisce il totale, il totale del mese seguente e dichiara se il debito è garantito oppure no.

Questione di dignità

Domani, come appurerete da Bondwatch Ireland, pagheremo generosamente altri 11.280.000 euro a detentori di obbligazioni non garantite che hanno scommesso su Irish Life & Permanent. È solo un piccolo assaggio rispetto a quello che arriverà in seguito. Quindici giorni dopo pagheremo 43.275.094 euro che qualche incauto speculatore ha puntato sugli investimenti della Banca d’Irlanda. Della dozzina di pagamenti che ci aspettano prima della fine dell’anno solo uno è garantito. Gli altri sono scommesse perse che secondo il capitalismo dovrebbero essere pagate dagli speculatori irresponsabili. Ma la Bce pretende che siano i cittadini a pagarle, anche se non ne sapevano niente.

Il "Billion Dollar Bond" che di recente siamo stati obbligati a pagare per i titoli della Anglo-Irish Bank ha scatenato la rabbia della nazione, ma O’Flynn fa notare che il mese prossimo saremo obbligati a pagare ancora di più. E a gennaio dovremo mettere insieme circa tre miliardi di euro.

Per tutto questo tempo, l’aria si riempirà di discorsi sui minimi dettagli dell’ultimo bilancio. Si parlerà del debito dello stato e di come tenere in funzione i bancomat, ma il nesso di fondo con l’illegittima estorsione, l’incessante iniezione di miliardi di euro nelle tasche di sconsiderati speculatori privati, resterà inosservato. Tranne che nelle piccole sacche di resistenza civile come Ballyhea.

Queste manifestazioni sono piccole, isolate, forse addirittura inutili, ma stiamo vivendo un periodo storico nel quale le nazioni più piccole sono soggiogate, mentre le grandi potenze si battono per proteggere come meglio possono la loro ricchezza. I piccoli gesti di resistenza fanno parte della lotta, ma sono soprattutto una questione di dignità, di moralità, di principio. E mantengono accesa una fiamma. (traduzione di Anna Bissanti)