Unione europea: Sovranità addio

8 dicembre 2011 – El País (Madrid)

L’unione fiscale proposta da Merkel e Sarkozy rappresenterebbe un trasferimento di competenze più grande di quello di Mastricht: la rinuncia degli stati all’autorità sul proprio bilancio. In cambio non otterremmo un’Europa federale, ma un club controllato da Germania e Francia.

In Europa la sovranità è a lutto. Nei prossimi giorni avrà luogo la più imponente cessione di indipendenza nella storia delle nazioni europee dai trattati di Roma e Maastricht. Nel 1957, con la cessione delle competenze doganali, il trattato di Roma pose le basi per la creazione del mercato unico. Nel 1992 il trattato di Maastricht segnò la fine delle monete nazionali (fino ad allora simboli di indipendenza tanto quanto le bandiere) e delle politiche monetarie (che permettono di fissare gli interessi e i cambi), aprendo la strada all'attuale crisi del debito sovrano.

Oggi l'obiettivo del vertice in corso è quello di chiedere agli stati membri di rinunciare in toto a ogni forma di controllo sul bilancio nazionale, che in un certo senso costituisce l'anima politica di uno stato sovrano. Se in questo mondo globalizzato ognuno continuerà ad andare per conto suo, non ci sarà alcuna salvezza per gli stati europei, nemmeno per quei paesi che vincono tutti gli scudetti come il Real Madrid e il Barcellona, ovvero Francia e Germania.

Non si tratta soltanto di sopravvivere nel mondo, ma di farlo a condizioni accettabili e senza che si verifichi un peggioramento nello stile di vita goduto dagli europei negli ultimi 30 anni. In ballo non c'è soltanto l'orgoglio nazionale, le poltrone al G20 o al Consiglio di sicurezza (ovvero il peso, l'influenza e la visibilità degli europei nel mondo), ma problematiche più concrete e tangibili che riguardano il nostro benessere e la nostra vita nell'ambito di una Unione europea che funzioni davvero.

Il trasferimento di sovranità creerà l'unione fiscale. Tuttavia il piano appare imperfetto fin dall'inizio, perché si tratterà di un'unione basta sulla stabilità di bilancio e sull'austerity e non sulla solidarietà e sulla crescita economica. Almeno non in principio.

Anche il metodo scelto non avrà molto di comunitario: a guidare l'Europa non saranno le istituzioni federali come la Commissione, il Parlamento e i tribunali europei, ma ci sarà una forma di controllo intergovernamentale, che tra l'altro non coinvolgerà tutti e 27 gli stati membri. Alcuni governi resteranno fuori dal processo per scelta, come il Regno Unito; altri per indecisione, come la Danimarca; altri perché pur volendo aderirvi finora hanno tergiversato, come la Polonia.

Il progetto sarà guidato dalle due potenze europee che più di tutte si sono scontrate tra loro, anche con le armi, animate dall'orgoglio nazionalista e da mire espansionistiche. Probabilmente Francia e Germania sono le uniche due nazioni in grado di tenere in mano il volante, e lo faranno mostrando una leadership mai vista nella storia dell'Unione europea, anche a discapito della propria sovranità.

Passo indietro

Fin dalla nascita dell'Unione, Parigi e Berlino sono state il motore dell'Europa. Ma oggi sono diventate qualcosa di più: sono un'automobile completa. Lo dimostra il fatto che il piano presentato a Bruxelles è stato pensato per funzionare anche nel caso (improbabile) che nessun altro paese sia disposto a seguire Francia e Germania. È la prova che non siamo davanti a un direttorio europeo, ma a un'Europa franco-tedesca, dove due paesi fissano le regole e invitano gli altri a far parte del loro club. Inoltre, guardando più attentamente, ci accorgiamo che l'apparente simmetria tra i due paesi nasconde in realtà concetti esclusivamente tedeschi ammantati dalla retorica spiccatamente francese, con il sigillo di Merkel e la prosopopea di Sarkozy.

Stiamo tornando indietro a prima della creazione dell'Unione europea. L'euro diventerà una sorta di marco europeo, come quando tutte le valute del vecchio continente, compreso il franco francese, seguivano il marco tedesco nel sistema monetario europeo.

L'Europa si spaccherà in due: da una parte i paesi dell'eurozona e quelli che hanno avviato il processo di adesione alla moneta unica, dall'altra i paesi che non ne fanno parte e non sono invitati. Tutto tornerà come prima dell'ingresso del Regno Unito nell'Ue, quando la potente Associazione europea di libero scambio si contrapponeva al protezionismo della Comunità europea.

Per riassumere, avremo un'Europa senza europeismo, "un federalismo senza federalisti". E continueremo a sperare che qualcuno si decida a dare un senso al termine creando l'istituzione, regalando al vecchio continente l'europeismo e il federalismo che ancora gli mancano.

Traduzione di Andrea Sparacino

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