Il suo nome è pronunciato soprattutto dai filosofi, che temono l'imminente perdita di tutto ciò che egli rappresenta: Wilhelm von Humboldt (1785-1865, fondatore dell’università Humboldt di Berlino), l’imperituro mito di una certa politica di istruzione europea Qualsiasi tentativo di riforma della pubblica istruzione infatti è considerato un gesto di ostilità nei confronti del celebre linguista e filosofo, oltre che una minaccia contro un’istituzione in cui la conoscenza spirituale del mondo è ancora possibile grazie al semplice amore per la cultura. Ma il concetto di istruzione ereditato dall’Illuminismo oggi cade sotto la mannaia delle leggi di mercato.

Questi filosofi chiacchieroni non si stancano mai di metterci in guardia dal rischio di cadere in un modus cogendi mercantile e dalla riduzione dell’università a semplice luogo di formazione. Oltretutto incombe sempre lo spettro del modello anglosassone, che effettua una distinzione netta e precisa tra le università orientate essenzialmente verso la ricerca e quelle che considerano il loro insegnamento superiore. Concezione percepita come “una minaccia permanente all’università”.

Per il momento si assiste soprattutto a occupazioni di aule magne, agitazioni e fuga di studenti tedeschi verso l'austria. Le pressioni finanziarie sull’università, acuite dal mantenimento di un ideale del tutto superato e di un sistema efficace di incentivi rischiano oggi di distruggere il sistema universitario austriaco.

Barriere economiche al sapere

Uno degli slogan scanditi durante l’occupazione dell’aula magna dell’università di Vienna di metà ottobre – “istruzione gratuita per tutti” – riassume perfettamente le rivendicazioni degli studenti. Ma se l’istruzione è una necessità per tutti, occorre che qualcuno la paghi. È perciò inevitabile ciò che tanto inquieta i sostenitori di un modello elitario: un approccio economico del dibattito.

Per sgradito che sia, l’approccio economico non implica solo una razionalizzazione. Si tratta di ripartire al meglio risorse limitate, introdurre un sistema opportuno di incentivi e tenere conto sia degli interessi individuali degli studenti sia del bisogno di giustizia sociale.

Le spese dell’Austria per l’istruzione superiore sono nella media dei paesi Ocse e della maggior parte d'Europa. A mancare, tuttavia, sono i finanziamenti privati, scomparsi con la soppressione nel 2008 delle tasse di iscrizione introdotte nel 2000. Si era pensato così di eliminare le ultime iniquità sociali, invece malgrado la reintroduzione delle tasse il numero degli studenti è considerevolmente aumentato.

Una soluzione ragionevole

C'è però qualcosa che la soppressione delle tasse universitarie non ha cambiato: in Austria più che da qualsiasi altra parte i risultati scolastici degli studenti sono fortemente influenzati e determinati dall'ambiente socioeconomico di provenienza. Queste barriere sociali potrebbero tuttavia essere bilanciate con un sistema pubblico di prestiti agli studenti.

È sorprendente constatare come questa soluzione, adottata da numerosi paesi, in Austria non venga neanche nominata. Un sistema di prestiti presenta in effetti tutti i vantaggi che oggi gli studenti reclamano a gran voce, collocando su due piani completamente distinti il loro desiderio di procurarsi un’istruzione di alto livello e il reddito dei loro genitori, permettendo loro di concentrarsi soltanto sugli studi senza dover dedicare parte del loro tempo a lavoretti malpagati per mantenersi e consentendo così una ripartizione delle spese su un periodo di tempo più lungo.

È necessario, in definitiva, smitizzare l’università austriaca, chiarire il sistema degli incentivi e elaborare un programma di finanziamenti equilibrato. A quel punto perfino i più fervidi sostenitori di Humboldt dovranno capire che la razionalizzazione dell’università non è espressione di “anime chiuse”, bensì la premessa per la nascita di un sistema educativo moderno.