"Sapete come si fa a capire se un signore che si aggira con fare sospetto nei pressi delle nostre banche è un agente in borghese della Guardia di Finanza? Semplice: se legge il Wall Street Journal all’incontrario, è un italiano". Battute come questa sono sempre più frequenti in Svizzera, dove lo scudo fiscale lanciato da Roma per favore il rimpatrio dei capitali italiani nascosti oltralpe ha scatenato l'odio per i vicini, con accuse di ipocrisia e ingratitudine e minacce neanche tanto velate, riporta La Stampa. Le misure eccezionali volute dal ministro Tremonti, che ha ordinato la perquisizione delle filiali italiane delle banche svizzere e i cosiddetti "fiscovelox" a Chiasso per fotografare i sospetti evasori hanno toccato nervi già scoperti dalle conseguenze della crisi e dal colpo di frusta contro i paradisi fiscali. "Che ricordi io, non c’è mai stato un momento di simile tensione con l’Italia", dichiara il direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena. Tanto che ai vertici della Confederazione c'è già chi prepara rappresaglie: "potremmo promuovere referendum di cui l’Italia si pentirebbe. Siamo piccoli, ma litigare con noi non conviene a nessuno". L'articolo su La Stampa