"Nel vecchio continente vivono oltre 250 milioni di donne, sono il 52,6% della popolazione, eppure non se ne vedono correre per i posti che contano al vertice dell’Unione europea", nota Marco Zatterin su La Stampa. Invece di ridursi, lo squilibrio sembra destinato ad accrescersi: se nella Commissione europea in carica le donne sono otto, nella lista da cui José Manuel Barroso dovrà tirare fuori la prossima ci sono solo tre nomi femminili. Gli appelli al presidente perché colmi almeno in parte il gap si moltiplicano, ma Barroso si schermisce: "Non posso scegliere un candidato solo perché è donna e non posso rifiutarne uno solo perché è uomo". Ma una mancata soluzione potrebbe costargli cara. Se il portoghese non riuscisse a calmare lo sdegno del Parlamento europeo, questo potrebbe rifiutarsi di approvare la Commissione, come accadde nella scorsa legislatura con la polemica sull'omofobia di Rocco Buttiglione. A complicare le cose c'è anche la nomina delle due nuove cariche istituite dal trattato di Lisbona, il presidente dell'Unione e l'Alto rappresentante per la politica estera: anche qui, le candidate donna appaiono in netta minoranza. Una cosa è certa, conclude La Stampa: "nel XXI secolo l’Europa non può escludere il 53% dei suoi talenti."