GRZEGORZ SZYMANIK: Che cosa significa Internet per i giovani?

PIOTR CICHOCKI: Ho effettuato ricerche su Grono (un social network polacco simile a Facebook), osservando in che modo gli utenti creino con i loro profili le loro identità virtuali. Molti si presentano tramite link. Invece di descriversi, postano citazioni ogni giorno, tratte da libri, canzoni, filmati di YouTube o file Mp3. L’identità che si creano in questo modo è intessuta di molteplici significati raccolti in rete.

E che cosa implica ciò?

Che l’informazione online plasma le identità degli utenti, fornisce loro materiale che i giovani amano scambiarsi. E significa anche che escluderli ed evitare che lo facciano equivale a menomare in un certo senso la loro identità. Oggi protestano perché temono che l’Acta possa etichettare come pirateria le loro scelte esistenziali e la loro libertà d’espressione. Sono veramente spaventati che qualcuno voglia espropriarli di una parte della loro identità. È questo ciò di cui tutti si lamentano, a prescindere dalle simpatie politiche. I giovani sono favorevoli a qualsiasi opzione, sia quelli del movimento antifascista Antifa, sia quelli dell’estrema destra. Per loro internet è un ambiente nel quale muoversi e agire raccogliendo informazioni su ciò che è di loro interesse e formarsi politicamente. E soprattutto vogliono che il web resti così com’è.

E per quanto riguarda il copyright?

I giovani non considerano un furto ciò che fanno sul web. Se in rete c’è qualcosa la usano senza farsene un problema e basta. Anche se dal punto di vista della legge è una violazione.

Ma in realtà il loro si dovrebbe considerare un furto.

Sì, si tratta di un furto, ma per le informazioni o la cultura non si può utilizzare il medesimo parametro che si usa per le proprietà materiali. Oggi lo scambio di cultura pare una cosa del tutto nuova. Henzy Jenkins descriveva il fenomeno con esempi della cultura statunitense, e diceva che la cultura del XIX secolo non aveva padrone. I villaggi si scambiavano canzoni e le ballate folk riutilizzavano il materiale estrapolato da testi letterari. L’etica professionale e la discrezionalità nei contenuti sono apparse con l’industria culturale. La situazione è cambiata radicalmente quando sono entrati nelle case i personal computer, consentendo a qualsiasi utente di pubblicare suoni, filmati, testi, mix, remix e condivisioni. La cultura dal basso sta ritornando ad affermarsi e l’industria culturale è in pericolo.

Forse è il concetto stesso di legalità a non essere più in contatto con la realtà.

I rapporti tra produzione e consumo sono in evoluzione, e non sappiamo in che direzione evolveranno. Le soluzioni legislative come l’Acta, contro le quali si stanno scagliando la maggior parte degli utenti di internet, cercano di spingere le cose così da incentivare i profitti degli industriali, di proteggerli e di asserragliarli nei loro ruoli.

Ma gli artisti moriranno di fame!

Gli artisti stessi sono alla ricerca di nuovi canali distributivi, indipendenti dalle grandi multinazionali, come dimostrano le pubblicazioni online di gruppi come i Radiohead o l’enorme successo di portali di musica per la vendita diretta dei brani, come bandcamp.com.

Negli ultimi giorni non si è fatto altro che parlare di Acta. Il gruppo Anonymous ha bloccato i siti web polacchi, e altri siti molto popolari sono andati offline. Secondo lei gli utenti di Internet erano consapevoli del loro potere prima?

Se parliamo del gruppo ristretto di quanti hanno creato questo trambusto e degli esperti di software e degli hacker che si identificano con il movimento del codice libero, la risposta è sì. Chiunque siano, sanno molto bene come usare la rete. Sono cresciuti facendolo e adesso trascorrono online non solo il loro tempo libero, ma anche il tempo che dedicano a imparare e lavorare. Il lato positivo è che abbiamo molti programmatori di talento.

Ma a quale pubblico si rivolgono? In passato si scendeva in strada, oggi si può dare il proprio aiuto sommergendo un sito di post per paralizzarlo. Secondo lei è così che va emergendo la comunità di internet?

Emerge come opposizione. Il fattore comune è la protesta contro le restrizioni che possono avere un impatto sulle loro singole vite, limitando la loro partecipazione nel mondo. Nei casi più estremi, ciò potrebbe portare addirittura a un nuovo movimento sulla falsariga di Solidarnosc negli anni ottanta. Masse sociali di background diverso si riuniscono sotto un unico slogan perché il sistema politico ha colpito alla base stessa della loro vita. Per loro è qualcosa di assolutamente elementare.

Analizzo i messaggi dei miei amici. Alcuni sono molto eloquenti: ‘Il governo ruba i tuoi soldi’, seguito da una faccina indifferente. ‘Nessuna prospettiva per un domani migliore’, e altra faccina indifferente. E infine: ‘Accesso al web limitato’, seguito dall’immagine di Arnold Schwarzenegger che ricarica una grossa pistola.