“Victoria, l’orgoglio della Bielorussia”: così inizia la lettera di congratulazioni del presidente Aleksandr Lukashenko, che però non fa parola del fatto che la tennista bielorussa Victoria Azarenka non avrebbe mai potuto guadagnare 1,7 milioni di euro in due settimane se non avesse abbandonato il suo paese.

Azarenka si è aggiudicata gli Open d’Australia, primo dei quattro tornei del Grande Slam di quest’anno e uno degli eventi più importanti per il tennis internazionale, battendo la russa Maria Sharapova con un secco 6-3, 6-0. La ventiduenne Azarenka è adesso in vetta alla classifica mondiale femminile e ha eguagliato la fama di altre protagoniste del mondo del tennis come Steffi Graf e Martina Navratilova.

“La patria ti è grata per l’importante risultato conseguito, che rimarrà inciso per sempre nella storia dello sport bielorusso”, ha scritto il presidente Lukashenko, che ha consegnato ad Azarenka anche la Medaglia della Patria, una delle onorificenze più importanti del paese, riservata finora agli eroi di guerra più che agli atleti.

Lukashenko elogia Azarenka nonostante sia l'archetipo di chi raggiunge fama e notorietà lontano dal proprio paese. Nata a Minsk, ha iniziato a tenere in mano la racchetta a sette anni dato che sua madre, Alla, lavorava come istruttrice nel più grande circolo tennistico della capitale.

Rispetto alle arti marziali, all’hockey su ghiaccio e anche al calcio, il tennis era una disciplina meno popolare nelle repubbliche dell’ex Unione sovietica, ma era molto apprezzato soprattutto dai membri della nomenclatura del partito, gli unici a potersi permettere l’equipaggiamento e le lezioni.

In Bielorussia il tennis acquistò popolarità grazie agli occasionali trionfi internazionali, per esempio quando Natasha Zvereva arrivò in finale a Wimbledon nel 1988 o quando Vladimir Volchkov approdò alle semifinali, o ancora con le vittorie di Max Mirnyi, uno dei più forti giocatori di doppio al mondo, tutti originari della Bielorussia.

I tennisti di livello mondiale devono poter viaggiare liberamente, per questo in epoca sovietica avevano il permesso di espatriare e, in qualche raro caso, anche di allenarsi all’estero. Mirnyi si recò in Florida, mentre Azarenka, a 14 anni la migliore tennista junior, si trasferì a Scottsdale in Arizona, dove fu aiutata dal giocatore di hockey su ghiaccio Nikolai Khabibulin: nato in Russia, all’epoca viveva a Phoenix e giocava nella serie A statunitense, e la madre di Azarenka lo conosceva già dall’epoca sovietica.

Star dell’Nhl e miliardario, Khabibulin procurò alla giovane tennista una borsa di studio e un alloggio. Senza il suo aiuto, probabilmente la carriera di Azarenka non avrebbe decollato, perché soltanto dopo molte stagioni di allenamenti con istruttori americani ha acquisito lo stile grintoso che l'ha resa vincente.

Negli Stati Uniti la sua carriera è stata molto rapida: a 17 anni era la giovane meglio classificata nella graduatoria mondiale e pochi anni dopo ha iniziato a vincere i suoi primi tornei da professionista, a Brisbane, a Memphis e a Miami.

Dopo aver guadagnato il suo primo milione di dollari, Azarenka si è trasferita con la famiglia a Montecarlo: le autorità bielorusse non glielo hanno impedito, perché la tennista era già ai vertici della graduatoria internazionale e la pubblicità faceva comodo al governo di Lukashenko.

Niente da criticare

A Monaco Vika, come è soprannominata Azarenka, vive accanto al tennista numero uno al mondo, Novak Djokovic, e come lui non paga le tasse: ha già messo insieme 2,3 milioni di dollari. È allenata oggi da un francese, è rappresentata da un’agenzia statunitense ed è sponsorizzata da Nike, Rolex e altri marchi che nel suo paese sono accessibili soltanto a un numero molto esiguo di connazionali.

Non è mai entrata in rotta di collisione con il regime, e a differenza di Martina Navratilova o Ivan Lendl – che avevano immediatamente rinunciato ai loro passaporti del blocco sovietico in cambio di quelli americani – gioca ancora sotto le insegne della Bielorussia, assiste alle partite della sua squadra nazionale e torna regolarmente a Minsk, dove poco tempo fa ha giocato un match per beneficienza contro Caroline Wozniacki.

Quando i giornalisti stranieri le rivolgono domande sulla Bielorussia, ne parla sempre bene, racconta di sua nonna, insegnante così infaticabile da dover essere obbligata ad andare in pensione, e dice che il suo paese “è pulito, e la gente è onesta e diligente”. Non ha mai espresso commenti di natura politica.

Lukashenko ha ripagato la sua cortesia invitandola in Bielorussia ogni volta che si aggiudica un torneo importante. Ma si tiene alla larga dai suoi parenti e dai suoi dollari.