Questo mese una misteriosa nave cargo russa è approdata nel porto cipriota di Limassol per ripararsi dal mare in tempesta. A bordo della Ms Chariot sono state trovate 60 tonnellate di munizioni per fucili mitragliatori AK-47 e lanciarazzi. Il carico proveniva dalla compagnia statale russa produttrice di armi, Rosoboronexport. L'acquirente era il governo siriano.

Cipro, dal 2004 membro dell'Unione europea, avrebbe dovuto sequestrare il carico. Le armi, infatti, rappresentavano una violazione clamorosa dell'embargo militare nei confronti di Damasco, deciso dall'Ue dopo la violenta repressione delle manifestazioni di protesta dell'anno scorso.

Invece le autorità cipriote hanno permesso alla nave di lasciare l'isola dopo aver ricevuto la vaga promessa di un cambio di rotta. La MS Chariot ha riempito i serbatoi di carburante e si è tranquillamente avviata verso il porto siriano di Tartus, dove ha consegnato il suo carico.

Secondo alcuni l'episodio è l'ennesima dimostrazione della volontà di Cipro di non contrariare Mosca, nei cui conforti Nicosia mostra una "imbarazzante sudditanza". L'interesse del governo cipriota a non suscitare le ire di Vladimir Putin è in un certo senso comprensibile. Il Cremlino ha infatti promesso – ma non ancora erogato – un prestito di 2,5 miliardi di euro per salvare l'economia dell'isola. La Russia è inoltre un alleato di Cipro al consiglio di sicurezza dell'Onu contro la Repubblica turca di Cipro nord, non riconosciuta da Nicosia.

Negli ultimi anni un gran numero di russi ha deciso di trasferirsi a Limassol, graziosa città portuale con un pittoresco centro storico e un castello risalente all'epoca delle crociate. In città, ribattezzata "Limassograd" dagli espatriati, viene stampato un giornale in lingua russa, si trovano due scuole russe e una stazione radio in russo. La domenica gli espatriati affollano Debenhams per acquistare pellicce, kefir (yogurt acido) e la famosa birra russa Baltika.

Nei bar e nei locali notturni della cittadina si respira un'aria di Europa dell'est, anche grazie alle prostitute ucraine, bielorusse e moldave che affollano il lungomare.

La popolazione russa di Cipro ammonta a quasi 40mila individui, compresi molti russi "del Ponto" di orgine grava, cresciuti nell'Unione sovietica ed arrivati a Cipro negli anni novanta dalla regione del Mar Nero.

"Limassol fa parte della Federazione russa", garantisce Artyom, cameriere del ristorante Taras Bulba, battezzato in onore dell'eroe cosacco descritto da Nikolaj Gogol. Come mai così tanti russi si sono trasferiti qui? "Primo, le imposte sono basse. Secondo, per i russi è facile ottenere il visto", spiega Artyom.

Natalia Kardash, caporedattore del settimanale in lingua russa Vestnik Kipra, ha le idee chiare: "Cipro è molto accogliente. Mettetevi nei panni di un uomo d'affari russo che vuole lavorare qui. Può trasferirsi con la sua famiglia, la moglie può fare shopping e non c'è bisogno di conoscere l'inglese, perché tutti parlano russo. Ci sono decine di parrucchieri e saloni di bellezza russi. Perfino il sindaco di Limassol parla la nostra lingua. Nell'Europa dell'est invece non amano i russi, anche se amano i nostri soldi".

In effetti le banche di Cipro custodiscono enormi quantità di denaro russo. Più del 25 per cento dei depositi e un terzo degli investimenti stranieri provengono dalla Russia.

Di solito gli espatriati creano a Cipro società "brass-plate" per approfittare della vantaggiosa tassazione per le aziende, appena il 10 per cento. Gran parte dei fondi viene poi reinvestita in Russia – 1,4 miliardi di euro nel 2008 – evitando in questo modo il pagamento delle tasse in patria. Le autorità cipriote negano seccamente che l'isola sia un paradiso del riciclaggio di denaro, e sottolineano che i russi investono in Austria e Regno Unito più di quanto non facciano a Cipro.

Ma gli analisti restano scettici. "Il denaro russo viene riciclato a Cipro, e la mafia russa utilizza l'isola a suo piacimento", spiega Hubert Faustmann, professore associato di studi europei all'università di Nocosia.

Sulle colline intorno a Limassol si trovano diverse ville di lusso affacciate su uno splendido panorama sul Mediterraneo. Alcune appartengono a ricchi ciprioti, ma molte altre sono di proprietà di cittadini russi, che le hanno acquistate attraverso società offshore. I ciprioti si lamentano che l'arrivo dei russi ha innescato un'impennata dei prezzi. L'architettura delle ville dei russi è spesso pacchiana, e molte sono deserte per gran parte dell'anno.

La pecora rossa

I russi che vivono a Cipro raccontano che l'isola offre loro qualcosa che in patria non esiste: la protezione dall'inarrestabile corruzione burocratica. Inoltre ci tengono a sottolineare che la maggior parte dei russi di Cipro non sono criminali. Nella soleggiata isola, aggiungono, si vive molto meglio che nella fredda e cleptocratica Russia di Putin, dove non c'è sicurezza né giustizia.

Il presidente di Cipro, Demetris Christofias, è il leader del partito comunista Akel. Ha studiato a Mosca nell'era sovietica e parla fluentemente russo. Alcuni cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da WikiLeaks parlano della sua avversione per la Nato, e durante una nostalgica visita a Mosca del 2008 Christofias si è definito orgogliosamente "la pecora rossa d'Europa".

A proposito del bailout di Cipro da parte del governo russo, il ministro degli esteri di Nicosia ha dichiarato che "si è trattato di un buon prestito a termini accettabili. Restituiremo ogni rublo, e siamo molto grati alla Russia". "Mosca ha sempre sostenuto la nostra indipendenza, la nostra sovranità e la nostra integrità territoriale", ha aggiunto il ministro.

Sembra che anche i servizi segreti russi siano molto attivi a Cipro, la cui importanza strategica risiede nella vicinanza con il Medio Oriente, un'area in cui Mosca esercita tradizionalmente una grande influenza. La Ms Chariot non è un caso isolato di contrabbando di armi. La Russia gestisce un florido commercio di armi che passano per Cipro prima di approdare in Medio Oriente, soprattutto in Siria, Libano, Iran e perfino in Cina e India.