La "scoperta" dell'enorme debito pubblico accumulato dalla Grecia e del suo rischio di insolvenza ha riempito le pagine economiche dei quotidiani europei, alcuni dei quali si sono lasciati andare ad apocalittiche previsioni di un effetto domino che potrebbe trascinare nel baratro l'intera zona euro.

In realtà, scrive su La Stampa l'economista Franco Bruni, questi timori sono in gran parte infondati. Le dimensioni dell'economia greca, infatti, sono troppo ridotte per impensierire gli equilibri continentali. Il problema è un altro: il rischio di un danno all'immagine delle istituzioni economiche dell'Unione. "La vicenda greca è una prova di gravi lacune nel governo economico europeo che è stato debole, distratto e diviso, non abbastanza sovra-nazionale."

Secondo Bruni non si doveva permettere ad Atene di allontanarsi tanto dai parametri del patto di stabilità e dalle linee guida di una gestione oculata. Ora che il danno è fatto, bisogna imparare la lezione e metterla subito in pratica. "L’autonomia delle politiche economiche nazionali deve ridursi, gli indirizzi e i controlli comunitari rafforzarsi. Altrimenti, insieme alla disciplina finanziaria, si compromette il mercato unico e la solidità dell’euro. Sarebbe un guaio, molto costoso".