Gas naturale: L’Europa rinuncia al gas di scisto

Il giacimento Chopin-1 a Pinczow, Polonia
Il giacimento Chopin-1 a Pinczow, Polonia
10 maggio 2012 – Gazeta Wyborcza (Varsavia)

Francia, Bulgaria, Romania e Repubblica Ceca hanno sospeso lo sfruttamento dei loro giacimenti per motivi ambientali. La Polonia potrebbe fare lo stesso, abbandonando il sogno dell’indipendenza energetica.

Il ministro ceco dell’ambiente sta preparando la bozza di una moratoria sullo sfruttamento del gas di scisto, secondo quanto si legge sul sito del ministero. La moratoria, che avrà una durata variabile dai 18 mesi ai 2 anni, permetterà secondo le autorità ceche di colmare il vuoto nell’attuale legislazione per ciò che concerne la difesa dell’ambiente, lo sfruttamento delle miniere e i lavori geologici.

A partire dal mese scorso il governo ceco ha revocato le due concessioni per l’esplorazione del gas di scisto precedentemente rilasciate dalle autorità alla società australiana Hutton. Il ministro dell’ambiente, Tomáš Chalupa, riteneva che i comuni non disponessero all’epoca delle informazioni necessarie per prendere in esame le questioni relative alla tutela delle fonti di acqua potabile, dell’ambiente e del paesaggio in genere.

In Romania il nuovo governo di Victor Ponta si è pronunciato anch’esso a favore del congelamento delle operazioni di esplorazione del gas di scisto. Il nuovo programma economico del governo romeno prevede nello specifico che “una moratoria sullo sfruttamento del gas di scisto sarà introdotta quanto prima, in attesa che si concludano le ricerche europee sugli effetti della fratturazione idraulica sull’ambiente”.

L’annuncio rischia di paralizzare i progetti della compagnia americana Chevron, che possiede quattro concessioni di esplorazione del gas in Romania e si apprestava a dare il via ad alcune trivellazioni già quest’anno. L’anno scorso la Chevron aveva ricevuto la richiesta di sondare anche alcuni giacimenti di gas di scisto in Bulgaria, progetto tuttavia compromesso dall’approvazione in parlamento nel gennaio scorso – con la maggioranza dei voti del Gerb, il partito di governo di centro destra – di una risoluzione volta a proibire in modo “permanente” le trivellazioni e lo sfruttamento di questo gas e del greggio estratti dallo scisto con il procedimento detto di fratturazione. Tale sistema, messo a punto e sviluppato da alcuni esperti dell’industria americana del gas, è la sola tecnica oggi conosciuta per estrarre greggio e gas da rocce scistose.

Con la fratturazione si inietta ad alta pressione negli strati di rocce scistose un miscuglio di acqua e sabbia, così da liberare il gas imprigionato nelle rocce porose. La soluzione contiene l’uno per cento di sostanze chimiche simili a quelle reperibili negli alimenti o nei cosmetici. Chi è contrario alla fratturazione, però, ritiene che queste sostanze chimiche possano contaminare l’acqua, eventualità che i sostenitori della tecnica invece smentiscono. L’anno scorso la Francia è stata il primo paese al mondo – seguito subito dalla Bulgaria – a proibire l’utilizzo di questa tecnica. Ormai la fratturazione idraulica è fortemente messa in discussione anche da parte dei ministri tedeschi dell’ambiente Norbert Röttgen e dell’economia Philipp Rösler, riferisce lo Spiegel.

L’ombra di Gazprom

Questi segnali indubbiamente possono indurre preoccupazioni in Polonia, le cui riserve di gas di scisto – tra le più ingenti in Europa – sono stimate nell’ordine di circa duemila miliardi di metri cubi [da 346 a 768 dei quali estraibili]. Un potenziale che potrebbe permetterci di affrancarci dalle forniture di gas russo, pur consentendoci di effettuare la conversione energetica – raccomandata dall’Ue – dal carbone al gas.

Secondo l’eurodeputata Lena Kolarska-Bobińska, “le recenti decisioni dei paesi membri dell’UE verosimilmente aumenteranno ancor più le pressioni sulla Commissione europea, che non potrà più sostenere che l’opposizione dipenda unicamente dalle tesi ideologiche di qualche partito politico isolato”. Ciò potrà influire sul dibattito del futuro del gas di scisto nell’Ue, ammette anche Bogusław Sonik, eurodeputato del Po, il partito del primo ministro Donald Tusk, e artefice della bozza del rapporto della commissione ambiente del parlamento europeo che dichiara che l’Ue non ha bisogno di normative supplementari per procedere all’estrazione del gas di scisto. Il parlamento europeo, per altro, non ha ancora approvato questa posizione.

In alcuni paesi dell’Ue il divieto di estrarre il gas di scisto potrebbe favorire Gazprom. In Bulgaria, la moratoria è stata introdotta proprio prima degli imminenti negoziati sul gasdotto South Stream in arrivo dalla Russia. Gazprom sta cercando dal canto suo di convincere la Romania a collegarsi a questo oleodotto. Quanto alla moratoria in Repubblica Ceca, resterà in vigore fino alla fine dei lavori per il gasdotto di raccordo con il North Stream, il gasdotto che passerà sotto il Mar Baltico (tra la Russia e la Germania), e – guarda caso – in costruzione proprio in questo periodo.

Traduzione di Anna Bissanti

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