Non sorprende che la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica e dei media abbia accolto positivamente la decisione della Corte suprema amministrativa di sciogliere il Partito dei lavoratori. Se molti hanno applaudito la decisione della Corte di condannare questi neonazisti che “combattono il sistema” e non hanno niente a che fare con il panorama politico ceco, però, altri la mettono in discussione, affermando che i divieti non rappresentano mai una soluzione e che anzi non fanno che aumentare la pubblicità di cui godono i partiti estremisti. C'è anche un terzo punto di vista: ogni proibizione di questo tipo è ipocrita se non si bandisce anche il Kscm [Partito comunista di Boemia e Moravia].

Un intervento straordinario

La decisione di sciogliere un partito politico, o anche soltanto di sospenderne l’attività, rappresenta indubbiamente un intervento straordinario nel funzionamento della politica democratica e provocherà sempre delle reazioni contraddittorie. La nostra esperienza di venti anni di pluralismo politico mette tuttavia in discussione il punto di vista ingenuo, anche se un tempo assai popolare, secondo il quale nessun partito politico dovrebbe essere messo fuorilegge. Perfino le forze politiche più deprecabili dovrebbero avere il diritto a esistere e i democratici dovrebbero sconfiggerli attraverso libere elezioni.

A prevalere è stato invece il principio di autodifesa democratica, già introdotto come valvola di sicurezza nella Germania postbellica per contrastare l’ascesa del nazismo. Secondo questo principio, la democrazia costituzionale oggi deve potersi tutelare nei confronti di tutti coloro che vorrebbero pregiudicarne l’esistenza. Le sue istituzioni devono essere protette dagli estremisti di ogni tipo: dai neonazisti ai guerriglieri di sinistra, passando attraverso le sette e le società religiose come Scientology. Per questo abbiamo a disposizione non soltanto il Codice penale, ma anche i servizi d’intelligence specializzati nel monitoraggio dell’estremismo politico, per esempio l’Ufficio federale di protezione della Costituzione in Germania.

Ogni scioglimento di un partito estremista costituisce un caso a sé, e non si tratta sempre di ricorso al principio dell’autodifesa. Per esempio, l’intervento giudiziario contro il Bloc fiammingo belga nel 2004 non ha nulla a che vedere con la lotta della Germania contro l’Npd. Quanto al britannico Bnp, finora è riuscito a evitare tutti i ricorsi: il partito è arrivato addirittura a modificare il proprio statuto, aprendo le proprie fila anche agli emigrati e alle minoranze etniche, pur di non essere accusato di discriminazione razziale.

Dalle parole ai fatti

Anche quello del Partito operaio polacco è un caso a parte. Le parole ignobili ispirano azioni violente. Chi afferma non si possono giudicare le idee, ma solo le azioni realmente commessee – che si tratti di appiccare il fuoco alle case dei rom o di aggressioni contro le minoranze sessuali – si sbaglia di grosso. Il Partito operaio non è stato sciolto a causa del suo programma ripugnante e xenofobo, ma sulla base di un’analisi complessa che ha dimostrato l’esistenza di una relazione diretta tra le parole degli affiliati al partito, la loro ideologia e le loro azioni organizzate e violente.

Lo stop della Corte suprema amministrativa non può essere inteso come un semplice intervento giuridico contro l’estremismo, ma come un sistema per fissare dei confini ideologici, il cui superamento porterà allo scioglimento del partito in questione. Ovviamente, non è che uno dei molti metodi con cui si possono combattere i partiti estremisti. Né le sanzioni giuridiche né i tribunali sono riusciti a soffocare l’estremismo politico. È necessario che si affermi l'impegno civico, che i leader democratici abbiano più coraggio e che si rafforzi la credibilità delle istituzioni democratiche. Soltanto così la democrazia potrà essere difesa. (ab)