"Crescere con le super reti energetiche, un nuovo codice per gli aiuti di stato, un vero sistema continentale di brevetti, un mercato unico della ricerca, uno dei trasporti ripensato in chiave verde e, infine, Internet per tutti, ad alta velocità e basso prezzo": nonostante il flop della strategia di Lisbona e la crisi economica che ha "spazzato via" i pochi risultati da essa ottenuti, la Commissione europea ci riprova con Ue 2020, spostando il traguardo avanti di dieci anni.

"Certo", scrive Marco Zatterin su La Stampa, "almeno a scorrere l’ultima bozza, è ambizioso nei cinque obiettivi posti per il 2020: spingere l’occupazione dall’attuale 69% della popolazione attiva al 75; investire il 4% del pil in ricerca; tagliare del 20% le emissioni di Co2 rispetto al ’90; portare i laureati al 40% della popolazione adulta; ridurre di un quarto, cioè di 28 milioni, il numero di coloro che vivono sotto la soglia di povertà." Ma la congiuntura non potrebbe essere più negativa: la crisi ha ridotto i fondi disponibili per i necessari investimenti, e ha creato un clima da tutti contro tutti che non aiuterà certo gli sforzi di coordinamento. Ma la Commissione avverte: "O si affronta il futuro accettando tutti insieme le sfide della ripresa, o si rischia una perdita permanente di crescita che potrebbe portare ad un’alta disoccupazione, a tensioni sociali e al declino sulla scena mondiale".

Di fronte a circostanze così eccezionali, però, fa discutere che il rispetto degli impegni sia affidato ai soli "policy warning", richiami non vincolanti che i paesi membri potranno facilmente ignorare: "Sarebbe stato meglio avere delle sanzioni, la Strategia di Lisbona non le aveva ed è fallita. Ma nemmeno la crisi, questa crisi, ha convinto le capitali Ue a discutere dei vincoli severi."