Una delle prime iniziative di George Papandreou da premier della Grecia è stata invitare ad Atene l'architetto catalano Josep Acebillo. Il nuovo governo socialista voleva comunicare una ferma volontà di rinnovamento strutturale. Dopo le speranze suscitate dalle Olimpiadi del 2004 la Grecia era infatti ricaduta nel suo disastroso modello di sviluppo urbano: speculazione selvaggia, corruzione nelle gare d'appalto e città paralizzate dal traffico. Cinque mesi dopo la visita di Acebillo il paese è però stritolato da misure fiscali draconiane, imposte alla Grecia dai leader europei per evitare la sospensione del pagamento del debito pubblico. Evidentemente non resterà un euro per i progetti di sviluppo.

Tra auto e incendi

Una gigantesca macchia di cemento bianco tra montagne bruciate: Atene è la città europea con meno spazi verdi in assoluto. Già prima della crisi economica le cose non andavano certo per il meglio: enormi incendi devastavano le montagne e minacciavano di attaccare la periferia della città, mentre il centro storico era abbandonato alla decadenza. Oggi Atene paga anni di budget ridotti all'osso e l'insufficienza cronica dei fondi per l'edilizia. Secondo Andreas Kourkoulas, architetto del nuovo museo Benaki, "bisognerà andare avanti e intervenire senza mezzi ". Atene condivide le stesse difficoltà di molte altre città della periferia d'Europa, urbanizzate velocemente e senza criterio mezzo secolo fa. Venirne fuori non è facile, ma secondo Yanis Pyrgiotis (membro del servizio pubblico di pianificazione urbana) la crisi attuale potrebbe paradossalmente far rinascere lo spirito civico apparso prima dei Giochi Olimpici.

La priorità assoluta resta "la guerra all'automobile". Negli ultimi anni i greci si sono abbandonati a consumi sconsiderati e indebitamento privato. La prima conseguenza è che oggi Atene è letteralmente invasa dalle macchine. La Grecia è il paese Ocse il cui parco automobilistico è cresciuto di più negli ultimi cinque anni. Fonti Ocse riportano che tra il 1993 e il 2006 il numero di vetture per 1000 abitanti è cresciuto del 118 per cento, contro il 40 della Spagna e il 24 della Germania. I quartieri di Atene sono intasati dalle auto parcheggiate in ogni modo. Di biciclette neanche l'ombra.

Il lato buono della crisi

Il momento di crisi e la conseguente austerità hanno tuttavia degli effetti positivi, secondo Pyrgiotis. "Almeno abbiamo smesso di costruire strade e tunnel che avrebbero aumentato ancora di più l'estensione della città sulla campagna". Gli architetti sperano che appena l'espansione a macchia d'olio si sarà esaurita i greci di ceto medio torneranno ad abitare il centro di Atene, che per il momento resta popolato da grandi masse di immigrati a basso reddito. "Per fare in modo che ciò accada – continua Pyrgiotis – dobbiamo lottare contro il degrado degli spazi pubblici". Con i suoi quasi cinque milioni di abitanti (la metà della popolazione greca) Atene conta appena 2,5 metri quadri di spazi verdi per abitante. Per avere un'idea, i dati registrati in Europa centrale e settentrionale sono quattro volte superiori. L'architetto Kourkoulas propone una soluzione adatta a tempi di vacche magre: "Si potrebbero trasformare le strade in giardini lineari, pedonalizzarle e creare spazi musicali aperti al pubblico. Prima però dobbiamo sbarazzarci delle auto inchiodate alle strade e ai marciapiedi".

Finalmente è arrivato il divieto di costruire sulle montagne della capitale oltre i limiti attuali dell'area urbana. Il provvedimento potrebbe mettere un freno agli incendi degli ultimi anni, che si suppone siano stati d'origine dolosa e finalizzati alla speculazione edilizia. "Dopo gli incendi del 2007 sono state costruiti grattacieli residenziali di lusso," racconta Pyrgiotis, alle cui parole fanno eco quelle del vice ministro dell'Educazione Yiannis Panaretos: "in Grecia non basta una legge per cambiare le cose; è la cultura dei cittadini che deve cambiare.” Oggi però c'è una buona notizia: se le casse della città sono vuote anche gli speculatori non hanno più un soldo. (as)