Il Sinn Féin torna a fare la voce grossa chiedendo la riunificazione dell'Irlanda, e non c'è da stupirsi. L'accordo appena siglato trasferisce da Westminister a Belfast le competenze in campo giudiziario e di tutela dell'ordine. È il coronamento di un processo, durato 15 anni, che ha portato la leadership repubblicana a costruire una reale struttura di potere nell'Irlanda del nord. Un processo che ha permesso la realizzazione di notevoli riforme, ha reso possibile il ritiro dell’esercito e ha portato ad impensabili passi in avanti su uguaglianza e diritti civili.

Ciononostante, molti sostenitori del Sinn Féin credono che l'obiettivo finale dei repubblicani irlandesi – la fine dell'ingerenza britannica in un'Irlanda riunificata – sia più lontano che mai. La fazione armata, per quanto sembri politicamente emarginata, trae energia da questo scetticismo. Secondo un leader repubblicano intervenuto alla conferenza di Londra sull'Irlanda unita, l'accordo del Venerdì Santo è stato solo "un compromesso, non una soluzione. Le cause sotterranee del conflitto rimangono vive".

Nel frattempo, il collasso economico dell’ex "Tigre Celtica" è stato colto al volo dai filobritannici per farsi beffe dei sostenitori dell'unificazione. Perché mai quelli del nord dovrebbero occuparsi dei problemi del sud? E perché quelli del sud dovrebbero pagare per i sussidi di disoccupazione "britannici" nel nord deindustrializzato?

L'unificazione conviene a tutti

L’economista della londinese Michael Burke non è d'accordo, ed è convinto che le condizioni economiche per la riunificazione ci siano tutte. L'amministrazione britannica è stata disastrosa per l'Irlanda del nord. Al tempo della separazione, nel 1921, le condizioni di vita nel nord erano comparabili a quelle della Gran Bretagna e molto superiori a quelle del sud dell'isola. Oggi i nordirlandesi vivono molto peggio dei cugini del sud e anche dei britannici. Anche dopo l'implosione economica, i cittadini della Repubblica d'Irlanda guadagnano una media di 593 euro a settimana, contro i 442 dei britannici e i 398 dei nordirlandesi.

Secono Burke l'Irlanda è abbastanza ricca da mantenere un servizio sanitario pubblico, se solo i suoi politici convincessero i loro amici a pagare le tasse. La disfunzionalità economica della separazione e la crescita demografica della maggioranza nazionalista nel nord sono state argomento di lunga discussione alla conferenza di Londra. Ma lo è stata anche la spinta del Sinn Fèin verso la riappacificazione tra cattolici e protestanti. I Repubblicani sono decisi a far capire ai filobritannici che la riunificazione dell'Irlanda è nell'interesse economico e sociale comune.

Dopo decenni di scontri e tregue è stato stupefacente sentire gli esponenti del Sinn Féin accettare l'esistenza delll'Ordine di Orange, eterno nemico di cattolici e nazionalisti irlandesi: "è parte di quello che siamo. È parte del nostro popolo". Nell'economia globale del ventunesimo secolo la riunificazione dell'Irlanda ha un sapore completamente diverso rispetto agli albori del conflitto armato. La voce comune giunta dalla conferenza di Londra sull'ineluttabilità di un'Irlanda unita è chiara e forte. La domanda fondamentale da questa parte del mar d'Irlanda è un'altra: Londra agevolerà il processo o si metterà di mezzo? (as)