"L'Europa della crisi e delle grandi paure guarda a destra", commenta il corrispondente da Bruxelles de La Repubblica Andrea Bonanni di fronte ai risultati delle elezioni europee. Il successo dei popolari e la drammatica crisi dei socialisti sono infatti il dato più evidente all'indomani del voto.

"La destra moderata riesce paradossalmente a incassare su due fronti: dove è al governo, come in Francia, in Italia, in Germania, vince il messaggio di forza tranquilla, in grado di intercettare e calmare le paure dell’elettorato", scrive Bonanni. "Là dove è all’opposizione, come in Spagna o in Gran Bretagna, incassa invece il dividendo del voto di protesta che fa pagare alle forze di governo lo scotto della crisi economica."

Il Pse raccoglie invece ancor meno di quanto ci si aspettasse. I socialisti europei attraversano una grave "crisi di linguaggio: una afasia nei confronti del proprio elettorato tradizionale e di quello potenzialmente nuovo." Il calo socialista è parzialmente compensato dai buoni risultati dei Verdi, soprattutto in Francia, e dell'estrema sinistra. Ma a crescere è soprattutto la destra antieuropea, che in Gran Bretagna, Austria, Paesi Bassi e Ungheria ha saputo sfruttare la paura per le conseguenze sociali della crisi e il desiderio di un nuovo "ordine morale e razziale".

Il risultato delle elezioni, infine, dovrebbe spianare definitivamente la strada alla riconferma del presidente della Commissione, il popolare José Manuel Barroso. Il crollo dei laburisti sembra invece offuscare la stella di Tony Blair, candidato al posto di primo presidente Ue. I socialisti restano però la seconda forza a Strasburgo e con ogni probabilità rivendicheranno comunque la poltrona. E "quale candidato risulterebbe meno 'socialista' e più gradito alle destre che l’ex premier britannico?", conclude Bonanni.