Germania: Karlsruhe, la corte che potrebbe seppellire l’euro

10 luglio 2012 – Der Spiegel (Amburgo)

Mentre la Corte costituzionale di Karlsruhe è riunita per esaminare il controverso fiscal compact, Berlino teme che possa decidere di far naufragare il salvataggio dell’intera zona euro. Ma ciò non riguarda soltanto l’Europa, scrive Der Spiegel: tra il ramo esecutivo e quello giudiziario è in corso una vera e propria guerra di potere. excerpts.

La cancelliera tedesca Angela Merkel non dimostra frequentemente il proprio disappunto nei confronti di qualcosa. Uno dei suoi maggiori punti di forza è proprio la capacità di tenere sotto controllo le emozioni, il che contribuisce a spiegare perché i suoi compagni di partito si siano sorpresi come non mai quando nel corso di una riunione del comitato esecutivo della sua Unione cristiano-democratica (Cdu) di centro destra svoltasi due settimane fa è stato sollevato l’argomento della Corte costituzionale federale tedesca. I giudici avevano appena ammonito Angela Merkel per aver trascurato i diritti del parlamento durante gli sforzi intrapresi per salvare l’euro. Si tratta già del secondo ammonimento di questo tenore nel corso dell’anno. Ma questa volta la cancelliera si è proprio spazientita.

“Come avrei mai potuto cercare di attuare politiche assennate se avessi dovuto rivelare le mie tattiche negoziali prima ancora di incontrare un qualsiasi leader europeo? La mia pazienza ha un limite!” si è lamentata Angela Merkel. Dalle sue parole ci si è resi conto che la cancelliera considera i giudici alla stregua di discutibili professori di legge che non capiscono proprio niente delle sfide che deve affrontare la politica di tutti i giorni.

Le cose non sono mai andate lisce tra Berlino e la Corte che ha sede a Karlsruhe. La Corte costituzionale federale fu fondata nel 1951 per garantire che le istituzioni statali agissero conformemente a quanto prevedeva la costituzione della Repubblica federale tedesca fondata di recente. Da allora i politici al governo l’hanno spesso considerata un essere irritante, che può abrogare a proprio piacimento le leggi con un semplice tratto di penna. Una frase attribuita al defunto Herbert Wehner, appartenente al partito socialdemocratico, è diventata leggendaria: “Non permetteremo a quegli idioti di Karlsruhe di depennare le nostre politiche”.

È nella natura stessa delle cose che ogni tanto possa esserci una divergenza tra la Corte costituzionale e il mondo politico: il lavoro della prima, infatti, consiste nel garantire che il governo si adegui alle linee guida definite nella costituzione tedesca, mentre i politici, d’altro canto, non apprezzano granché il fatto che la Corte li dipinga come mascalzoni a corto di manodopera che piegano la costituzione per adattarla alle loro intese strette dietro le quinte. Oltretutto, non giova il fatto che i giudici della Corte in genere godano di un livello di popolarità che i politici possono soltanto sognare.

Da quando è esplosa la crisi dell’euro, tuttavia, in palio c’è stato molto più di questi consueti giochi delle apparenze. Le disposizioni di Karlsruhe suonano come altrettanti atti d’accusa formale per una cancelliera che, dal punto di vista dei giudici, con le sue politiche del bailout ignora le regole di base della democrazia.

Naturalmente tra le competenze dei giudici rientra il fatto di tenere sotto controllo il ramo esecutivo, all’occorrenza. Ma c’è chi sempre più spesso a Berlino sospetta che la Corte sia in combutta con i populisti e gli euroscettici che in sostanza si oppongono strenuamente al progetto dell’integrazione europea.

Questa lotta per il potere è in corso proprio mentre i giudici hanno una responsabilità che potremmo definire storica: qualora infatti ponessero fine a tutti i tentativi di salvare l’euro, non soltanto potrebbero trascinare la Germania e l’Europa intera in una profonda recessione, ma potrebbero anche dare il colpo di grazia all’unione del continente. Per questa ragione la frase di Angela Merkel diventata ormai famosa – “Se cade l’euro, cade l’Europa” – ambiva anche a essere un avvertimento alla Corte di Karlsruhe.

Questa settimana la lotta di potere in corso sta entrando in una nuova fase: martedì la Corte prenderà in considerazione le richieste di un’ingiunzione temporanea sul fondo permanente di soccorso all’euro, il Meccanismo europeo di stabilità (Esm), e sul fiscal pact, che contempla di obbligare gli stati firmatari a varare una disciplina di budget più rigida.

Nel 2009 la Corte ha preso una decisione in merito al Trattato di Lisbona che ha avuto un forte peso sulla classe politica: molti interpretarono quella decisione come il segno che i limiti della costituzione tedesca erano stati ampiamente scavalcati, e che un’ulteriore integrazione europea sarebbe diventata possibile soltanto se i tedeschi avessero approvato una nuova costituzione.

Ma i sostenitori di Angela Merkel, in ogni caso, stanno già facendo progetti nell’eventualità che la Corte di Karlsruhe ponga un freno a un ulteriore trasferimento di poteri a Bruxelles. Una delle opzioni possibili sarebbe quella di convocare un congresso costituzionale, che si occupi di gettare premesse legali completamente nuove per lo stato.

In teoria questa è una bella idea. In pratica, però, un congresso di questo tipo assorbirebbe le energie dei politici per anni, proprio nel periodo in cui la valuta comune arranca. Non sorprende più di tanto, quindi, che i più importanti membri della coalizione abbiano bocciato questa prospettiva.

Un’altra possibilità sarebbe quella di emendare la costituzione tedesca così che questa possa includere un nuovo articolo riguardante l’Europa, aprendo di fatto le porte a un processo di integrazione che si concluderebbe con la creazione di uno stato federale europeo.

Dietro le quinte

Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha affermato che un referendum sulla costituzione potrebbe “svolgersi in tempi molto più rapidi di quanto mi sarei aspettato qualche mese fa”. A prima vista le parole di Schäuble suonano come un inchino cerimonioso nei confronti del volere della Corte costituzionale.

Tuttavia nel governo ha iniziato a circolare sempre più un diverso punto di vista: secondo alcune fonti, Schäuble avrebbe minacciato in modo astuto la Corte. Se la costituzione fosse assorbita in uno stato federale europeo, questo porterebbe a una perdita di poteri per la Corte costituzionale. Per questo motivo – così si sostiene – la Corte di Karlsruhe dovrebbe stare particolarmente attenta a intralciare la politica europea di Angela Merkel.

I filo-europei fanno il tifo per Schäuble nella sua battaglia contro la Corte costituzionale. Alcune delle sentenze emesse da quest’ultima sono “caratterizzate da una grossa ignoranza” dice Martin Schulz, presidente socialdemocratico del Parlamento europeo.

I parlamentari tedeschi probabilmente sarebbero meno sensibili nei confronti della questione se i giudici si attenessero ai medesimi standard che utilizzano nei confronti di altri: quando si tratta delle loro elezioni, per esempio, i giudici non sono così disposti ad abbracciare la trasparenza. Negli ultimi sessanta anni, i giudici della Corte costituzionale sono sempre stati scelti dietro le quinte.

Giovedì scorso Karlsruhe ha dovuto decidere se la selezione dei giudici della Corte costituzionale fosse conforme alla costituzione e ha sentenziato che ogni decisione presa lontano dagli occhi dell’opinione pubblica è perfettamente accettabile.

Traduzione di Anna Bissanti

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