Il titolo è volontariamente provocatorio ed esagerato. Ma l’obiettivo è quello di attirare l’attenzione su una seria minaccia per il Portogallo. Infatti la popolazione portoghese è diminuita nel 2010 e nel 2011, e tutto lascia indicare che questa tendenza non cambierà nel futuro. Negli ultimi due anni il Portogallo, con un saldo naturale (la differenza fra le nascite e i decessi) e un saldo migratorio (differenza tra emigrazione e immigrazione) entrambi negativi, ha perso 85mila abitanti.

La popolazione non era diminuita dai primi anni del Ventesimo secolo. Il saldo naturale era stato negativo solo una volta, nel 2007, ma era stato compensato dall’immigrazione. Al contrario dal 2010 si osserva una svolta verso una tendenza stabile. Le cattive notizie si succedono sul fronte demografico, sia in termini di natalità che di movimenti migratori.

Secondo le ultime stime disponibili (basate sul numero di test di Guthrie praticato sui neonati) una nuova riduzione delle nascite è attesa per quest’anno. Nel 2011 il paese ha registrato 97mila nascite, cioè la cifra più bassa degli ultimi decenni e potrebbe scendere ancora nel 2012 per arrivare a 89mila. Nel frattempo i decessi continuano a rimanere al di sopra della soglia dei 100mila l’anno: 104mila in media dal 2007. Questi dati hanno aumentato il saldo naturale, che era di meno seimila nel 2011 e che potrebbe raddoppiare quest’anno se la tendenza dovesse confermarsi.

A tutto ciò si aggiunge un saldo migratorio che non è più favorevole alla demografia portoghese. Infatti molti stranieri residenti in Portogallo hanno cominciato a rientrare nei loro paesi, mentre gli stessi portoghesi, spinti dalla crisi e dalla disoccupazione, hanno cominciato a emigrare a un ritmo che non si era più visto da diversi decenni. Il tasso di disoccupazione è il migliore indicatore del potere di attrazione di un’economia. Per quasi 20 anni, fino al 2010, l’economia portoghese ha mostrato un saldo migratorio positivo. Questo corrispondeva a un periodo di riduzione della disoccupazione, che aveva raggiunto il 4 per cento nel 2000. Non si era più visto un saldo negativo dagli anni Ottanta, quando vi era stato l’intervento del Fondo monetario internazionale (Fmi) e un tasso di disoccupazione di oltre il 10 per cento (nel 1984).

La partenza dei giovani portoghesi per l’estero ha anche delle conseguenze dirette sulla demografia generale e non solo sul saldo migratorio. Chi parte infatti è in media più giovane di chi rimane, di conseguenza la natalità tende a diminuire. Per non parlare poi del fatto che molti di questi emigranti portoghesi, dopo aver ottenuto una laurea (numerosi sono gli ingegneri) nelle migliori scuole del paese, vanno a “offrire” i loro servizi in Germania o in Belgio.

Una crisi demografica è una cattiva notizia per qualunque economia. Prima di tutto perché una tendenza stabile alla diminuzione porta sul lungo periodo alla scomparsa della popolazione. La data del 2204 è una semplice proiezione basata sul mantenimento del saldo negativo previsto quest’anno sulla base della stima delle nascite, del numero di decessi stabile e del mantenimento del saldo migratorio medio degli ultimi due anni. In altri termini, il 2204 sarà l’anno dell’estinzione della popolazione portoghese se il paese continuerà, come oggi, a perdere ogni anno 55mila individui (i portoghesi all’estero non sono inclusi in questa proiezione).

Si tratta di una cattiva notizia anche perché la riduzione della natalità e l’aumento dell’emigrazione invecchiano una popolazione già anziana, con tutte le conseguenze che questo presuppone in termini di sicurezza sociale, di conti pubblici, di produttività e di crescita economica.

Purtroppo questa minaccia – peraltro molto seria per il Portogallo – non ha avuto tutta l’attenzione che avrebbe meritato da parte dei responsabili politici. E questo non è dovuto al programma [di rigore] della troika [Commissione europea, Banca centrale europea ed Fmi]. Si tratta peraltro di una dinamica che tende ad aggravarsi e ad autoalimentarsi. Un paese senza abitanti è un deserto e tranne qualche rara eccezione nessuno si sognerebbe di vivere in un deserto.