In Italia le cose cambiano con lentezza. Proprio mentre l'amministrazione di Torino si afferma come la più progressista nell'affrontare i problemi legati all'integrazione, l'ondata di immigrazione sembra ritirarsi. Al momento non ci sono prove concrete, solo aneddotica. Tuttavia sembra che gli immigrati di Torino abbiano deciso di fare i bagagli e tornare a casa. Almeno quelli appartenenti alla comunità marocchina, il più grande gruppo di immigrati extraeuropei nella città piemontese, con una presenza vicina alle 30mila unità.

La crisi economica non accenna ad allentare la morsa. Trovare lavoro è sempre più difficile. La nuova legislazione italiana, oltretutto, ostacola il rinnovo del permesso di soggiorno per gli immigrati. Il partito xenofobo della Lega Nord, alleato intransigente nella coalizione di governo di centro destra, torna a fare la voce grossa dopo aver trionfato nelle elezioni regionali del mese scorso.

La guerra delle moschee

Abdelaziz Khounati, presidente marocchino di un'associazione islamica autorizzata a costruire una moschea a Torino, stila un elenco delle città dove la Lega Nord ha bloccato progetti simili al suo. A volte i leghisti hanno minacciato di portare dei maiali sui lotti di terreno predisposti per coprirli di escrementi. "All'inizio la Lega se la prendeva con gli immigrati dal sud Italia, poi sono passati agli stranieri in generale.

Adesso il bersaglio sono i musulmani", racconta in un grande edificio vuoto che dovrebbe diventare la Moschea del Misericordioso e che una volta era una fabbrica di capi di abbigliamento gestita da cinesi. La nuova moschea sarebbe solo la seconda ufficialmente riconosciuta in Italia dopo quella d Roma, fondata dal governo del Marocco. Fino a oggi, nel resto del paese, i musulmani sono stati costretti a celebrare le loro funzioni religiose in "centri culturali". A volte si tratta di semplici garage o bui seminterrati.

"Sulla moschea si è scatenata una guerra di nervi", racconta Ilda Curti, assessore alle politiche per l'integrazione nella giunta del sindaco Sergio Chiamparino (Pd). Secondo Curti quelli della Lega Nord hanno cercato in tutti i modi di bloccare il progetto, ricorrendo a ogni genere di scappatoia legale. Alla fine però hanno dovuto arrendersi.

Secondo le Nazioni Unite Torino è il miglior esempio in Italia per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione. L'amministrazione ha favorito l'integrazione nelle scuole e ha dato la possibilità agli immigrati di lavorare come operatori sociali volontari, permettendogli quindi di mantenere la residenza. Tuttavia, ricorda Curti, ottenere la cittadinanza italiana è ancora molto difficile. Una volta esaurito il percorso di studi, molti immigrati di talento si trovano davanti barriere insormontabili. Il "corporativismo medievale" di molti ordini professionali trasforma la cittadinanza in una questione di appartenenza al clan.

La Lega incombe

Per gli immigrati il futuro non promette niente di buono. Alle ultime elezioni regionali il Piemonte è passato dalla sinistra alla Lega Nord. Stando ai proclami dei leghisti, tutti i "non italiani" perderanno i sussidi di disoccupazione, nonostante alcuni di loro abbiano pagato le tasse per anni. Il modello piemontese di assistenza agli immigrati potrebbe dunque essere smantellato.

Mohammad Mouharba è arrivato con la prima ondata di migranti nel 1989, quando l'Italia offriva posti di lavoro e permessi di soggiorno. Oggi gestisce un panificio famoso per le sue specialità arabe e italiane nel mercato all'aperto di Porta Palazzo, il più grande d'Europa. Molti immigrati della prima ora, persone che Mouharba conosce ormai da anni, si preparano a tornare a casa perché non possono più rinnovare il permesso di soggiorno. "Se non lavori sei espulso, è una cosa disumana. E con la Lega al potere andrà sempre peggio". Mouharba ha due figli di 18 e 15 anni, che sono "più italiani che marocchini. Ma non c'è niente da fare. Qui rimani un immigrato per sempre". (as)