"Verrà un giorno in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti, dal suffragio universale dei popoli, dal venerabile arbitrato di un grande senato sovrano... Verrà un giorno nel quale l'uomo vedrà questi due immensi insiemi, gli Stati Uniti d'America e gli Stati Uniti d'Europa, posti l'uno di fronte all'altro, tendersi la mano al di sopra dell'oceano, scambiare fra loro merci, prodotti, artisti, scienziati". Per anni la visione di Victor Hugo è sembrata la destinazione a cui l'Europa sarebbe certamente giunta prima o poi. Oggi, dopo la crisi e le profonde spaccature che ha aperto in tutto il continente, questo percorso appare sempre più difficile da completare, scrive Tahar Ben Jalloun su L'Espresso.

Ma la colpa non è solo della congiuntura: secondo Ben Jalloun l'Europa è ormai "popolata da bambini viziati", che danno per scontate le conquiste dei loro padri e non sono più capaci di mettersi in discussione. "L'Europa solidale e fraterna è diventata l'Europa dell'egoismo dello stato e dei cittadini", che cede sempre più spesso alla xenofobia e al rifiuto del diverso. "L'Europa dovrebbe imparare a guardarsi allo specchio: la sua immagine, il suo scenario umano non è più monocolore, tutto bianco, tutto cristiano. [...] Un'Europa restituita al suo biancore assoluto, alla sua cultura tradizionale, è ancora possibile? È vivibile? Non credo."