Nel dicembre del 2009, quando la Grecia aveva già cominciato la discesa nell'abisso, lo spread – il differenziale tra il bond greco e quello tedesco – ha raggiunto i 226 punti base. Di conseguenza cresceva la sfiducia dei mercati nell'economia del paese, che continuava ad accumulare ribassi nel rating.

Oggi, a sei mesi di distanza, la Spagna ha raggiunto lo stesso livello di spread. Le misure adottate dal governo sono considerate insufficienti per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici e l'uscita dalla crisi. È per questo che quelli che la vice presidente María Teresa Fernández de la Vega ha definito "speculatori" stanno scommettendo su un esito simile a quello della Grecia. Alla fine Zapatero sarà costretto a chiedere un salvagente e dovrà attaccarsi al rubinetto del fondo europeo creato dai leader dell'eurozona insieme al Fondo monetario internazionale (Fmi) per garantire il pagamento del debito. Anche se De la Vega e il ministro dell'economia Elena Salgado hanno negato questa possibilità fino a ieri, assicurando che la spagna "sta facendo i compiti a casa".

Lo stesso premier ha descritto il pacchetto di misure con cui si presenterà oggi al summit europeo: un drastico taglio del deficit pubblico che include la riduzione dei salari dei funzionari e il congelamento delle pensioni; una riforma del lavoro che, anche se considerata "leggera" dagli imprenditori e dai mercati, sta provocando comunque grossi problemi ideologici al governo; l'inasprimento del sistema pensionistico. Ciliegina sulla torta: il governatore della Banca di Spagna Miguel Ángel Fernández Ordóñez ha dato ieri un segnale al summit, sostenendo che la Banca di Spagna considera chiusa la ristrutturazione del sistema finanziario. Inoltre, seguendo il copione già messo a punto da Zapatero giovedì, Ordóñez ha confermato che pubblicherà gli stress test che confermano le sue parole.

I "compiti a casa" sembravano impossibili fino a sei settimana fa, ma i mercati continuano a non fidarsi dei proclami di Zapatero, come quello di far passare la riforma del lavoro attraverso un progetto di legge. Quanto alla fiducia, scarseggia anche da parte degli altri leader europei. La stessa Commissione europea – che in teoria non desidera altro che aiutare il governo ad allentare la morsa dei mercati sulla Spagna, e quindi anche sull'euro – è stata costretta a mantenere alta la pressione su Zapatero, chiedendo misure di di assestamento addizionali. Lo stesso Ordóñez si è adeguato alla linea di Francoforte.

Nel frattempo i banchieri si chiedono se non sarebbe meglio chiedere volontariamente aiuto al fondo di salvataggio, per quanto siano dure le sue condizioni, in modo da ottenere una riapertura dei mercati. Lo stesso direttore del Fmi, Dominique Strauss-Kahn, arriverà domani a Madrid in "visita di lavoro" per conoscere le misure elaborate dal governo. La Spagna non è la Grecia, ma le assomiglia sempre di più. (as)