In seguito ai disordini che hanno coinvolto cittadini di origne straniera nelle scorse settimane, il governo francese sta valutando la possibilità di ritirare la cittadinanza francese agli immigrati che si rendano colpevoli di gravi atti criminali. La vicenda, e le polemiche che sono seguite, hanno riacceso il dibattito sulla cittadinanza e le leggi che la regolano, concepite ben prima che le attuali ondate migratorie cambiassero completamente i termini della questione.

Secondo il politologo Maurizio Ferrera, è inaccettabile che in tutta Europa centinaia di migliaia di immigrati in attesa del passaporto vengano lasciati in un limbo giuridico che può durare per molti anni. L'acutizzarsi della xenofobia, che sta rafforzando i partiti di estrema destra in tutto il continente, testimonia l'urgenza di un nuovo approccio. Una soluzione provvisoria potrebbe essere replicare all'interno dell'Unione europea la "denizenship" in vigore nel Commonwealth, una sorta di cittadinanza parziale sovranazionale che si sovrappone a quella dei singoli stati.

"Listituto della cittadinanza Ue può già essere considerato una forma di denizenship: si tratta infatti di uno status che conferisce ai nazionali di ciascun Paese membro alcuni diritti che possono essere esercitati entro tutto il territorio dellUnione", spiega Ferrera sul Corriere della Sera. "Per ora la cittadinanza Ue è di 'secondo ordine' rispetto a quella nazionale. Ma nulla impedisce di utilizzarla come status alternativo o preparatorio alla cittadinanza nazionale per gli immigrati extra-comunitari che soddisfano certi requisiti", primo tra tutti quello della "buona condotta".