Bilancio Ue: I fondi non danno la felicità

Astronomia europea: "Giganti e nane!"
Astronomia europea: "Giganti e nane!"
22 novembre 2012 – Der Standard (Vienna)

I fondi di coesione sono al centro dello scontro sul prossimo bilancio Ue. Ma nonostante i paesi del sud e dell’est facciano di tutto per non perderli, il loro impatto reale sullo sviluppo economico è minore di quanto si pensi.

Indipendentemente da quale sarà il risultato dei negoziati sul bilancio dell'Ue è molto probabile che nei prossimi anni alcune voci, fra cui il fondo di coesione, saranno leggermente ridotte. Ma è altrettanto probabile che l'ammontare di questi aiuti, che da decenni costituiscono uno dei pilastri della politica europea, rimanga complessivamente invariato. Né gli stanziamenti né gli orientamenti strategici del programma presieduto dall'austriaco Johannes Hahn [commissario europeo per la politica regionale] dovrebbero andare incontro a grandi cambiamenti.

Al contrario è proprio adesso che bisognerebbe lanciare un dibattito generale sulla politica di coesione, che da sola inghiotte quasi un terzo del bilancio dell'Unione. L'obiettivo dei cosiddetti fondi "strutturali" è quello di ridurre il divario fra ricchi e poveri nell'Unione, rilanciando la produttività e la competitività delle regioni meno sviluppate. Per anni i primi beneficiari di questi aiuti sono stati i paesi dell'Europa meridionale – da questo punto di vista il miliardo di euro che riceve il Burgenland [regione dell'Austria orientale] assomiglia più a una sorta di premio di consolazione che la risposta a una vera e propria esigenza.

Con l'allargamento a est, i paesi dell'ex blocco comunista sperano a loro volta di approfittare della manna di Bruxelles. Ma per un paese, anche se è piacevole vedere dei progetti necessari di infrastrutture cofinanziati dall'esterno, rimane pur sempre molto difficile far quadrare i conti. Nonostante tutti gli aiuti concessi, il divario fra nord e sud d'Europa non si è ridotto. I paesi in difficoltà hanno mostrato una crescita sostenuta per alcuni anni, ma non sono stati in grado di recuperare il ritardo in materia di produttività e di competitività.

Il temporaneo boom economico è stato finanziato soprattutto dal debito e oggi, in piena crisi, questo fossato continua ad allargarsi rapidamente. La crisi del debito della zona euro segna anche il fallimento della politica di convergenza europea nel suo insieme, a cui appartiene anche il fondo di coesione.

Questo strumento è la dimostrazione che il denaro non porta sempre la ricchezza. Tradizionalmente la maggior parte degli aiuti finanziari vanno alle reti di trasporto. Ma anche se la modernizzazione delle strade e delle ferrovie permette di aumentare la produttività di un'economia, vi sono altri fattori molto più importanti: la formazione professionale, il settore imprenditoriale e la stabilità giuridica.

Indubbiamente i fondi europei hanno permesso di creare dei posti di lavoro e di rafforzare il potere d'acquisto nei paesi beneficiari, ma questi ultimi non hanno corretto le loro debolezze strutturali. Al contrario, permettendo di nascondere queste mancanze, gli aiuti hanno contribuito a ritardare le riforme necessarie.

Nel bel mezzo della crisi della zona euro, questi programmi si sono mostrati del tutto inutili. Per correggere gli squilibri, un'unione monetaria ha bisogno di trasferimenti di grande portata. Il problema è che gli aiuti strutturali vengono stanziati nell'arco di diversi anni e necessitano di fondi importanti da parte dei beneficiari che vogliono ottenere un cofinanziamento. Il risultato è che questi aiuti non sono disponibili quando i paesi ne hanno veramente bisogno – per esempio oggi per lottare contro la disoccupazione giovanile in Spagna e in Portogallo.

Una riforma intelligente consisterebbe non nel finanziare le strade e i ponti, ma nel creare un fondo anticrisi degno di questo nome, capace di adattarsi alle esigenze degli stati membri, per esempio lottando contro le disuguaglianze provocate dalla politica di rigore. Ma una riforma del genere sarebbe inaccettabile per l'Europa dell'est, anche se questi paesi approfittano del fondo di coesione meno di quello che pensano. In un'Unione in cui il successo politico si misura solo con le entrate e le uscite di denaro di un paese, un cambiamento del modello sembra purtroppo inconcepibile.

Traduzione di Andrea De Ritis

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