Nelle prossime settimane a Bruxelles si sentirà parlare di un solo argomento: posti di lavoro. Non si tratta però delle litanie sui licenziamenti che abbondano sulla stampa del resto del mondo, ma delle poltrone che una cricca di uomini (e qualche donna) strapagati e privi di fascino riuscirà a garantirsi.

Le rimuginazioni sul destino di Barroso finiranno per seccare più di una lingua, ora che ha ufficialmente annunciato la sua intenzione di candidarsi per un altro mandato come presidente della Commissione europea. Barroso ha sottolineato che la sua conferma è soggetta all'approvazione dei governi e dei parlamentari europei, ma sarei sorpreso se incontrasse qualche resistenza. Ed è una vergogna.

I sostenitori di Barroso affermano che ha un mandato naturale perché è affiliato a un partito di centro destra, e il centro destra ha avuto la maggioranza alle elezioni europee. Ma nessuno dei votanti ha scritto il nome di Barroso sulla scheda. E non mi risulta che nessun candidato abbia incluso il sostegno alla rielezione di Barroso nel suo programma.

Ben lontano dall'avere la benedizione degli elettori, Barroso è stato sconfitto in tutte le rare occasioni in cui i cittadini europei hanno avuto la possibilità di esprimersi sulle sue proposte. Dopo la bocciatura della costituzione europea da lui sostenuta in Francia e Paesi Bassi nel 2005, ha manovrato coi governi per reimpacchettarla nel trattato di Lisbona. Giusto un anno fa esso è stato respinto in Irlanda, l'unico paese che aveva sottoposto l'approvazione a referendum, ma Barroso ha rifiutato di accettare il risultato e ha spinto per la ripetizione del voto.

Il suo disprezzo per la democrazia è una ragione sufficiente perché Barroso sia sbattuto fuori a calci, ma ce ne sono molte altre. In un momento in cui servono altruismo e innovazione per risolvere i problemi ecologici ed economici del pianeta, si è rivolto a individui che rappresentano una screditata ortodossia e un'insaziabile avidità. Ha chiesto aiuto sulla crisi finanziaria a Callum McCarthy, ex presidente dell'authority finanziaria britannica, che fino al 2007 considerava quelli che chiedevano maggiori controlli sulle banche "esagitati cani rabbiosi". Per affrontare il cambiamento climatico ha ingaggiato Peter Sutherland della Bp, azienda che nel 2005 è stata inserita tra le dieci più inquinanti del mondo.

Più volte Barroso ha dato al profitto privato la priorità sull'interesse pubblico. Ha cercato di aprire alla competizione i servizi essenziali, ha complottato con Peter Mandelson per costringere i paesi poveri ad accettare disastrosi accordi commerciali, ha difeso i cibi geneticamente modificati e si è impegnato per permettere a migliaia di prodotti chimici di eludere i test sanitari.

Cinque anni fa Barroso ha dovuto rinunciare a nominare Rocco Buttiglione – ottimo amico di papa Giovanni Paolo II – commissario europeo alla giustizia, perché gli europarlamentari erano scandalizzati dalla sua omofobia. Barroso ha poi promesso di dare più attenzione ai diritti fondamentali, ma la sua commissione ha traccheggiato sull'introduzione di nuove leggi contro la discriminazione. Sull'asilo politico e l'immigrazione ha obbedito all'agenda imposta dall'estrema destra, sostenendo l'incarceramento per 18 mesi per chi non riesce a ottenere l'asilo.

Tornando ancora più indietro, Barroso non ha ancora offerto una spiegazione convincente sul coinvolgimento del Portogallo nel programma di torture della Cia (eufemisticamente definito "rendition") mentre era primo ministro. I pacifisti, poi, non gli perdoneranno mai di aver ospitato il summit delle Azzorre del 2003 in cui George Bush e Tony Blair hanno dato gli ultimi ritocchi al piano dell'invasione illegale che ha sprofondato l'Iraq nel sangue degli innocenti.

I parlamentari appena eletti hanno fatto innumerevoli promesse sulla tutela dei cittadini europei. Se avessero intenzione di rispettarle dovrebbero subito dare il benservito a Barroso.