"Che effetto avrà il rallentamento demografico sul futuro dell’Europa?" Secondo quanto sostiene la giovane economista Irene Tinagli su La Stampa, niente di buono. L'invecchiamento della popolazione è da tempo argomento di discussione e cruccio in tutta l'Unione europea, preoccupata dal crollo del tasso di natalità e dall'aumento della vita media. La sostenibilità del sistema pensionistico attuale sembra esserne la conseguenza più grave, e le proteste contro l'aumento dell'età pensionabile e la riduzione degli assegni sono un assaggio di quello che potrebbe accadere in futuro.

Ma secondo Tinagli c'è un problema peggiore: "Si pensa sempre a cosa significhi avere tanti vecchi, ma cosa significa, per contro, avere pochi giovani?" Significa soprattutto perdere competitività: "Un giovane sotto i trent’anni tipicamente lavora più ore e con stipendi non ancora gonfiati da anni di anzianità e carriera. Vale a dire: produce di più e a costi inferiori, ha più voglia di affermarsi, di imparare, e in generale aiuta il sistema a muoversi più velocemente, a produrre ed innovare a ritmi più elevati e costi più contenuti." Oltre a pensare a come mantenere un numero di anziani sempre maggiore, quindi, "l’Europa dovrebbe concentrarsi sulla creazione di una realtà economica e sociale più fluida, dinamica e attrattiva per i giovani di tutto il mondo, con meno burocrazie e meno patrimoni e più stimoli per le attività produttive, per l’innovazione e l’imprenditorialità."