Nelle relazioni internazionali spesso "è ragionevole e conveniente 'tapparsi il naso'" in nome di interessi economici e geopolitici superiori, sostiene Franco Venturini sul Corriere della Sera. E indubbiamente i rapporti con la Libia, fornitore di idrocarburi e porta dell'immigrazione mediterranea, rientrano in questa categoria. Ma con la seconda visita di Gheddafi a Roma, il governo italiano ha lasciato che si oltrepassassero tutti i limiti.

"Erano presenti Berlusconi e quasi tutto il suo governo, ieri, quando Muammar Gheddafi ha lanciato quello che è difficile non definire un ricatto all’Europa. Per fermare l'immigrazione clandestina nella Ue, ha spiegato, la Libia deve ricevere almeno cinque miliardi di euro l’anno. Altrimenti risulterà impossibile controllare il flusso di milioni di esseri disperati, e l’Europa si ritroverà nera come l’Africa."

Senza contare la predica a centinaia di hostess stipendiate e l'auspicio di un'Europa islamica, mentre continua il dramma dei migranti rinchiusi nei centri di detenzione in Libia. Insomma, l'impressione è che stavolta "il conto del dare e dell’avere avrebbe potuto, anzi avrebbe dovuto essere fatto meglio".