Dal primo gennaio la città di Košice porta l’appellativo di Capitale europea della cultura, che in slovacco si dice “Európske hlavné mesto kultúry”, da cui l’acronimo Ehmk molto utilizzato in Slovacchia per riassumere un titolo così complesso. “Ehmk” è una sigla che sembra uscita dritta dritta dal linguaggio informatico. O forse sembra poco più di un sospiro: “Ehm, Košice”.

Questa non è una città qualsiasi: in primo luogo, oltre a Bratislava è l’unica vera città slovacca. Dico vera nel senso che non si ha l’impressione, dopo le 18, di vivere in un museo abbandonato: in una stessa sera è possibile andare a un concerto jazz, alla prima di un’opera a teatro o a un techno-party. Questa è una città che non ha soltanto un volto, ma anche un odore e una vibrazione particolari.

Ma c’è dell’altro: Košice non è una città slovacca nel vero senso della parola. Non che non ci si possa fare intendere se si parla in slovacco, solo che di fatto è un ex città del regno ungarico, una città cosmopolita. Ci sono bar dove servono il kotyogó, un caffè ungherese molto forte, e la qualità dei ristoranti supera di molto la media nazionale. È una città dove si va ancora a passeggio nella piazza principale e dove convivono in relativa armonia slovacchi, ungheresi e cechi. (Košice è la città slovacca che accoglie il maggior numero di cechi, grazie alle sue fabbriche siderurgiche e alla sua scuola di aviazione militare.)

Malgrado tutti gli sforzi di ingegneria sociale, nel centro della città vivono ancora i rom, non confinati soltanto nel quartiere Luník IX ubicato a sud-ovest del centro urbano, il più noto dei ghetti rom di tutta la Slovacchia. Unici assenti da queste parti sono gli ebrei, che hanno lasciato qui quattro sinagoghe, due cimiteri e un genius loci, lo spirito del luogo, che le persone più sensibili riescono ancora a percepire.

Nel contesto dell’attribuzione alla città di Košice del titolo di Capitale europea della cultura si parla di irrobustimento della cultura locale, di sostegno alle industrie legate all’arte e di impiego dei fondi europei per lo sviluppo delle infrastrutture culturali. Ma il progetto sta diventando occasione di molte figuracce. Non soltanto è stata messa in disparte Zora Jaurová, la talentuosa e ambiziosa responsabile culturale e cofondatrice del progetto, ma non passa quasi giorno senza che i giornali lancino dubbi e sospetti sul progetto e sulle pressioni esercitate dietro le quinte. E c’è poi un altro problema molto evidente.

Il 19 e 20 gennaio prossimi sarà lanciato con grande sfarzo il progetto Ehmk. L’installazione del gruppo di artisti di Košice, Kassaboys, doveva essere parte del “conto alla rovescia” dell’evento: gli artisti avevano disseminato nel centro della città alcuni esplosivi fasulli accompagnati da articoli di giornale che parlano della corruzione degli eletti locali e una specie di timer in stile James Bond. Ma durante le feste di Natale qualcuno ha “ritoccato” l’installazione per rendere illeggibili i nomi dei personaggi citati negli articoli.

La città in seguito ha reso noto il programma della cerimonia di inaugurazione. Il protagonista sarà il cantante americano Jamiroquai (anche se nessuno fino a questo momento è riuscito a capire il collegamento tra Košice e lui, i cui momenti di gloria risalgono alla prima metà degli anni Novanta). Per di più, dato che al momento non è in tour, le spese per il suo concerto sono letteralmente lievitate. Nessun problema: Ehmk non ha certo problemi di soldi, dato che per l’organizzazione sono stati versati 250mila euro. La ciliegina sulla torta è la presenza alla festa di inaugurazione di Anna Gaja, cantante meglio nota per i suoi videoclip osé e, per inciso, moglie del sindaco di Košice-nord.

Certo, il progetto Ehmk prevede un bel numero di eventi culturali di qualità e può anche darsi che alcuni investimenti realizzati nelle infrastrutture in futuro si rivelino utili. Košice sopravvivrà. In ogni caso, tutto ciò è davvero bizzarro. “Ehm, Košice”.