Il 30 agosto un vecchio si sveglia in un terreno incolto di Berlino. Steso per terra, vede solo il cielo azzurro sopra la testa e si stupisce di sentire il canto degli uccelli: c'è stata una pausa nei combattimenti. L'uomo ha male alla testa e non capisce dove si trova né come ha fatto ad arrivare là. Cerca di ricordarsi quello che ha fatto il giorno prima, ma la sua amnesia non può essere attribuita all'alcol: il Führer non beve! Invano cerca accanto a sé il fedele Bormann.

Hitler si alza con difficoltà e si dirige verso le voci di tre ragazzi della Gioventù hitleriana, probabilmente in licenza perché non portano l'uniforme e giocano a pallone. "Ehi, guardate un po' questo?" Deve avere veramente un brutto aspetto, pensa il Führer dato che non fanno il saluto regolamentare. "Dov'è Bormann?", chiede inquieto. "Chi?" "Bormann, Martin Bormann!" "Non lo conosco, com'è fatto?" "Come un capo del Reich, diamine!" Hitler guarda di nuovo i tre ragazzi. Indossano delle magliette colorate. "Giovane hitleriano Ronaldo! Dov'è la strada più vicina?" Nessuna reazione. Si volta allora verso il più giovane dei tre, che indica un lato del terreno.

Nell'edicola lì vicino Hitler cerca una copia del fidato Völkischer Beobachter, ma vede solo titoli turchi. "Strano, la Turchia è rimasta fuori dal conflitto nonostante i nostri tentativi di portarla dalla nostra parte". Quando legge la data del giorno, 30 agosto 2011, perde di nuovo conoscenza. Il proprietario dell'edicola pensa di trovarsi di fronte un attore appena uscito da una serie televisiva. Gli dice che può rimanere qualche giorno a casa sua. "Ma non rubare nulla, mi raccomando". Hitler è offeso: "Sembro forse un criminale?" "Sembri Hitler", risponde l'edicolante. "Esatto!" risponde il Führer.

Diventato edicolante, il dittatore è "scoperto" da una società di produzione televisiva. I produttori vedono in lui un "enorme potenziale". Il successo del programma è enorme. Disorientato, Hitler entra in una società in cui il successo si misura in termini di audience, in "mi piace" su Facebook. Così diventa un noto attore comico. "Lei vale oro! E siamo solo all'inizio!", si congratula il produttore.

"Questo libro è talmente divertente che una volta cominciato non si può più lasciare", commenta Peter Hetzel, critico letterario della rete televisiva Sat 1. Il romanzo dalla copertina tutta bianca, ornata solo dalla celebre frangia di capelli neri – il titolo prende il posto dei baffi – sta avendo un successo inatteso, nonostante il prezzo elevato (19,33 euro, allusione all'anno dell'arrivo al potere di Hitler) e la sua lunghezza (396 pagine redatte in prima persona singolare, di cui una buona parte composta da riflessioni personali del Führer nello stile secco e oscuro del Mein Kampf).

"L'Hitler di Timur Vermes si trova di fronte a una società che ride di lui perché da tempo ha fatto i conti con il proprio passato. Ma è anche una società che ha capito che questo passo era necessario per sbarazzarsi del passato", osserva il quotidiano Süddeutsche Zeitung. "Si ride, ma è una risata che va un po' di traverso".

Stampata in 360mila copie e uscito nell'autunno 2012, Er ist wieder da ("È tornato") è in cima alle classifiche da diverse settimane. Il romanzo, di cui esiste un'ottima versione audio letta da Christoph Maria Herbst – sarà pubblicato in francese, in inglese e in altre 15 lingue – e la stampa parla già di un possibile adattamento cinematografico. Di certo non è la prima volta che l'incarnazione del male è riciclata da umoristi e da artisti. Charlie Chaplin aveva ridicolizzato il Führer nel 1940 nel Dittatore. E nel 2007 è uscito in sala la commedia Mein Führer del regista tedesco Dani Levy.

La banalità del riso

Il primo romanzo del giornalista Timur Vermes ha fatto però storcere la bocca a più d'uno. Dani Erk, autore di So viel Hitler war selten ("Abbiamo visto troppo Hitler"), un libro che critica la "banalità del male", si preoccupa della moltiplicazione delle commedie sul Terzo Reich. "Perché interrogarsi sul profondo antisemitismo della società tedesca contemporanea, quando un pazzo è presentato come l'unico responsabile?" si chiede Erk. "Questo è un modo per liberarsi da qualunque senso di colpa. Hitler è stato l'unico responsabile della guerra e del genocidio".

Per Vermes al contrario questi stessi argomenti giustificano il suo romanzo. Er ist wieder da descrive un Hitler impaurito, preoccupato quando vede che la gente non lo teme. "Non abbiamo visto troppo Hitler", osserva Vermes. "Abbiamo avuto soprattutto uno stereotipo di Hitler, sempre lo stesso: quello del mostro che permette di rassicurarci. Anche io per molto tempo ho accettato questa visione di Hitler. Ma non basta. Hitler esercitava un vero e proprio fascino. Se tanta gente lo ha aiutato a commettere i suoi crimini è perché gli piaceva. La gente non elegge un pazzo. La gente elegge qualcuno che li attira o che trovano ammirevole. Presentarlo come un mostro significa considerare gli elettori degli idioti. E questo ci rassicura. Si dice che oggi siamo più smaliziati, che non potremmo mai eleggere un mostro o un clown. Ma all'epoca la gente era smaliziata quanto noi. Spesso ci diciamo che se un nuovo Hitler dovesse tornare, sarebbe facile bloccarlo. Al contrario, ho cercato di mostrare che anche oggi Hitler avrebbe una possibilità di conoscere il successo, ma in un altro modo".

Il romanzo di Vermes mostra come nella Germania del ventunesimo secolo un demagogo abbia di nuovo la possibilità di imporsi. I mezzi per conquistare le masse sono cambiati, ma l'intenzione rimane la stessa. "A parte le risate, Vermes mostra alla società tedesca uno specchio che le rimanda un'immagine poco attraente", conclude il critico Peter Hetzel.