L'isoletta di Rockall, nell'Atlantico settentrionale, è da decenni al centro di una contesa territoriale tra Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca e Islanda. "Non tanto per quello che rappresenta, uno degli scogli più sperduti e isolati del mondo, ma per quanto c’è «sotto»: petrolio", spiega Fabio Pozzo su La Stampa.

Scoperta dai portoghesi nel 1550, Rockall è infatti la chiave per esercitare i diritti esclusivi di sfruttamento sulle vaste riserve petrolifere nascoste nei fondali oceanici circostanti, oltre che sui banchi di pesce delle acque che la bagnano. Ma secondo la convenzione delle Nazioni Unite, per essere definita tale un'isola dev'essere capace di ospitare la vita umana, altrimenti non può essere rivendicata da nessuno.

In questo caso, però, tale condizione è tutt'altro che facile da soddisfare: lo spuntone di roccia battuto dalle onde e dal vento è stato oggetto di diversi sbarchi, ma nessuno è riuscito a rimanervi aggrappato per più di pochi giorni, neanche gli attivisti di Greenpeace che lo hanno occupato nel 1997 per protestare contro lo sfruttamento petrolifero. Nel 2011 l'ex militare britannico Nick Hancock lancerà un altro tentativo: chissà se stavolta Londra riuscirà a conquistare l'isola e tagliare fuori i rivali.