Il presidente statunitense Barack Obama, depositario di tutte le speranze del pianeta da appena due anni, si prepara a essere sconfitto dal fenomeno Sarah Palin trasformato in movimento politico. Angela Merkel, a capo di una Germania dove il tasso di disoccupazione non è mai stato così basso negli ultimi vent'anni, non riesce a frenare la sua caduta nei sondaggi. Nicolas Sarkozy, il superpresidente che aveva conquistato i francesi con l'invito a "lavorare di più per guadagnare di più", deve fare i conti con una vera e propria rivoluzione.

L'Europa si ritrova invischiata in una miscela esplosiva di ribellione sociale, arretramento e rifiuto degli immigrati. E il futuro non promette niente di buono. Gli Stati Uniti sembrano sul punto di affondare, alle prese con uno di quei momenti della loro storia in cui l'irrazionalità e il populismo contro la politica, gli immigrati e il resto del mondo sembrano condurli verso una catarsi collettiva dalle conseguenze incerte.

La crisi mondiale, nata nel cuore del sistema capitalista, ha colpito duramente le economie più sviluppate del mondo e il loro stile di vita. Dalle difficoltà economiche, inoltre, è scaturita una profonda crisi politica e sociale. Il disagio si manifesta in modi differenti sulle due sponde dell'atlantico, che condividono però l'incertezza nei confronti di un mondo che tutto d'un tratto rappresenta una minaccia per la vita e lo status a cui sono abituati i cittadini delle potenze occidentali.

Ciò che distingue il momento attuale dai precedenti è che oggi internet e la televisione via cavo, strumenti oramai onnipresenti nella vita dei cittadini, alimentano i conflitti, mobilitano gli individui, creano reti tentacolari dove le emozioni hanno il sopravvento sulle riflessioni. Un terreno fertile per il populismo, anche se sono state proprio le reti create su internet a mobilitare le frange di popolazione che hanno decretato la vittoria di Obama.

Paura del nuovo mondo

La verità è che ci troviamo di fronte a una nuova realtà, le cui conseguenze sull'organizzazione delle nostre società democratiche sono ancora impossibili da prevedere. C'è un altro aspetto rilevante nel nuovo fenomeno americano: malgrado l'apparente "moderatezza" dell'elettorato, la gran parte dei cittadini statunitensi non ama il proprio governo, i rappresentanti eletti dal popolo e la cultura di Washington.

Anche gli europei hanno paura del futuro e non si fidano delle elite al governo. Non comprendono la realtà che è emersa dalla crisi e temono la Cina quanto lo "straniero" che vive accanto a loro. Probabilmente la differenza principale tra le due realtà risiede nel fatto che negli Stati Uniti Obama, malgrado tutto, parla in modo sensato di un mondo in evoluzione, anche se le sue parole non riescono a tranquillizzare i cittadini.

In Europa invece è difficile trovare una linea politica onesta nei confronti dei cittadini, in grado di mostrare loro un cammino difficile ma ragionevole. Soltanto un'inversione di tendenza potrebbe dare forza al centro e mobilitare i moderati. La necessità di un approccio schietto e razionale sarà sempre più incalzante, perché senza di esso la politica non riuscirà mai a trovare un rimedio alle angosce della piazza. Al contrario, sarà la piazza a distruggere la politica. (traduzione di Andrea Sparacino)