Grecia: Riforme alla rovescia

"Signore e signori, è giunto il momento di adottare un alfabeto più lungo"
"Signore e signori, è giunto il momento di adottare un alfabeto più lungo"
9 luglio 2013 – To Ethnos (Atene)

L'8 luglio la Bce e l'Ami hanno sbloccato una nuova tranche di aiuti ad Atene in cambio del licenziamento di 15mila dipendenti pubblici. È il miglior modo di perdere completamente la fiducia dei cittadini.

La riforma radicale dell’amministrazione pubblica è urgente e rappresenta una priorità per il paese, e la valutazione di strutture e personale (con la relativa mobilità) dev’essere permanente, in modo da assicurare il buon funzionamento del servizio pubblico. Soltanto così potremo costruire uno stato moderno, produttivo ed efficace.

Questo approccio riguarda tutte le riforme, perché se il cambiamento deve avvantaggiare il popolo greco allora deve necessariamente avere ripercussioni positive. Invece le riforme vengono portate avanti in modo disordinato, alimentando la sfiducia di quella cittadinanza che dovrebbe sostenerle e facilitarle. Prendiamo l’esempio della riforma del settore pubblico. L’obiettivo principale è il licenziamento di 15mila dipendenti. Per non turbare l’opinione pubblica si parla di valutazione e di mobilità, ma in realtà si tratta soltanto di licenziare. Questo sistema è riduttivo per le istituzioni, alimenta la sfiducia e crea un clima politico e sociale negativo, proprio nel momento in cui è indispensabile modernizzare.

La procedura d’urgenz” è stata avviata senza che generasse un beneficio strutturale, e in questo modo è stato sminuito un processo molto serio soltanto perché la troika continua a fare pressioni con le sue strane ossessioni ideologiche. A questo punto il pericolo è che una procedura di questo tipo possa mettere a repentaglio il funzionamento dei comuni, delle scuole, degli ospedali e altri servizi pubblici. La buona gestione delle riforme è fondamentale per la loro riuscita, ed è difficile riformare il paese avendo contro tutta la popolazione. Ce ne siamo accorti con la terribile gestione della chiusura della tv pubblica, e ora i membri del governo riescono a rimediare al danno. 

Sfortunatamente i tre anni e mezzo appena trascorsi hanno esasperato la retorica della riforma, diffondendo l’idea che il servizio pubblico funziona sempre peggio e che sono i cittadini a pagarne i costi. E questo, naturalmente, rende i cittadini ancora più diffidenti.

Traduzione di Andrea Sparacino

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