Questa spiacevole storia non sarebbe mai accaduta se gli immigrati clandestini pachistani, che hanno fatto richiesta di asilo all’Austria, se ne fossero stati semplicemente zitti. Pensando invece di trovarsi in un paese democratico, hanno deciso di chiedere di essere trattati dignitosamente. Invece di vegetare per anni in un campo profughi sovraffollato allestito a Traiskirchen vicino Vienna e di lavorare clandestinamente, nel novembre dell’anno scorso hanno organizzato una manifestazione contro le misere condizioni in cui sono tenuti.

La polizia è immediatamente intervenuta per disperderli, così si sono rifugiati in una chiesa, finché non hanno ottenuto accoglienza temporanea presso il monastero dei Serviti. Le autorità però non hanno dimenticato e domenica 4 agosto otto dei 40 pachistani coinvolti sono stati arrestati e rispediti immediatamente nel loro paese.

Gli attivisti austriaci che insieme alla chiesa cattolica aiutano i profughi pachistani hanno cercato in ogni modo di impedire che fossero rimpatriati. Uno di loro ha addirittura acquistato un biglietto per il medesimo aereo sul quale doveva essere rispedito in patria un pachistano e ha fatto di tutto per impedirne il decollo, ma è stato neutralizzato dagli agenti. Adesso la polizia se la sta prendendo direttamente con gli attivisti, il che è anche peggio. La settimana scorsa sono state arrestate tre persone con l’accusa di traffico di esseri umani, e la polizia ha perlustrato il monastero. Le autorità dicono che niente potrà fermare le deportazioni già programmate.

Per loro il rimpatrio forzato equivale a una condanna a morte, per mano delle forze di sicurezza o dei talebani

Non scriverei di tutto ciò nei minimi dettagli se non avessi avuto la possibilità di conoscere di persona i profughi pachistani del monastero viennese. Ho trascorso parecchie ore in loro compagnia ad aprile. Nei loro occhi c’erano paura e impotenza. La maggior parte di loro in Pakistan era impegnata nella difesa dei diritti umani ed è stata costretta a scappare. Per loro il rimpatrio forzato equivale a una condanna a morte, per mano delle forze di sicurezza o dei talebani.

I richiedenti asilo non sono riusciti a capiere perché il governo austriaco consideri il loro paese natale un’oasi di democrazia. Perfino il ministro degli esteri austriaco, hanno fatto notare, aveva lanciato avvertimenti ai turisti austriaci, invitandoli a tenersi alla larga dal Pakistan. Perché quando si è trattato dei profughi le autorità hanno detto che non sarebbero stati in pericolo e si sono preparati a rispedirli indietro?

L’Austria senza alcun dubbio è un paese dove vige la legalità, che ha normative precise al riguardo degli immigrati. È anche vero che molti asiatici e africani arrivano in Europa per mere ragioni economiche, fingendo di essere perseguitati per motivi religiosi o politici.

Un paese piccolo come l’Austria non può accoglierli tutti. Eppure la legge non può essere applicata in blocco. Ciascun caso dovrebbe essere esaminato a sé, in modo debito. I profughi non sono bestiame. Oltretutto, da anni è risaputo che le condizioni di vita nei campi profughi austriaci sono scandalose.

Come selvaggina

Ma il governo non si è mai preoccupato delle critiche e adesso ha scelto il modo peggiore per gestire l’intera faccenda. Le deportazioni dei pachistani sono iniziate alla vigilia della campagna elettorale, nel periodo in cui il loro protettore, l’arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn, era fuori dal paese e impossibilitato a intervenire in loro difesa. In questo contesto, le accuse secondo cui la coalizione tra Spö e Övp sta sfruttando la questione degli immigrati per prendere i voti dei populisti non sono sicuramente una sorpresa.

Non è soltanto in Austria che i profughi devono far fronte a condizioni terribili. In Grecia la polizia li insegue come fossero selvaggina. È noto che gli italiani hanno trasferito segretamente in Germania alcuni immigrati africani. Nel Regno Unito una recente campagna del governo ammonisce gli immigrati clandestini ad andarsene, pena essere sbattuti in prigione. In Polonia una televisione pubblica alcuni giorni fa ha mandato in onda un programma che dimostra che i centri di detenzione per i rifugiati sono vere e proprie prigioni.

Parlando un mese fa dall’isola di Lampedusa, dove migliaia di “boat people” africani trovano temporaneamente rifugio, Papa Francesco ha detto di voler convincere i cattolici a cambiare atteggiamento nei confronti della tragedia dell’immigrazione, perché siano trattati come esseri umani bisognosi. Quanto tempo ci vorrà prima che l’Europa dia davvero ascolto alle sue parole?

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