Politiche economiche: Salviamo l'Ue, insieme!

Dublino (Irlanda), 22 febbraio 2009: i membri della Confederazione generale dei sindacati irlandese protestano contro le conseguenze della crisi del sistema bancario per i lavoratori dipendenti.
Dublino (Irlanda), 22 febbraio 2009: i membri della Confederazione generale dei sindacati irlandese protestano contro le conseguenze della crisi del sistema bancario per i lavoratori dipendenti.
29 giugno 2009 – El País (Madrid)

Fin dall'inizio della crisi, i governi nazionali hanno ignorato le raccomandazioni di Bruxelles e il suo operato in materia economica. Eppure, l'Unione europea e la moneta unica sono stati fondamentali per il salvataggio dal fallimento di alcuni stati membri. Secondo El País, l'Europa starebbe meglio se i governi avessero agito in modo meno unilaterale.

L'Unione europea, anche se in difficoltà, mantiene comunque tutta la sua importanza. Le istituzioni europee sono la diga che ha permesso di fermare le alte onde della crisi. Un risultato tutt'altro che insignificante, se si tiene conto degli effetti in altri paesi europei non membri dell'Unione e negli Stati che non fanno parte dell'unione monetaria.

Il vero piano di cui abbiamo bisogno oggi è quello che salverà l'Ue dai governi che cercano di smantellarla. In questi ultimi mesi la Commissione europea è stata troppo spesso trascurata dai governi, che hanno annunciato direttamente alla stampa importanti misure di aiuti pubblici (peraltro vietati dai trattati per non ostacolare la libera concorrenza) senza passare per Bruxelles. Allo stesso modo sono stati aumentati i deficit pubblici nazionali ben oltre i limiti permessi, senza mai discutere con la Commissione il contenuto e le modalità di queste misure. E quando quest'ultima ha cercato di intervenire nei piani di rilancio nazionali, gli Stati membri la hanno allontanata senza troppi scrupoli.

Una volta contenuta la crisi, l'Europa si è mostrata incapace di passare all'offensiva. Per questo motivo è ormai necessario lanciare un dibattito in profondità, per immaginare gli strumenti di governance economica più adatti ad assicurare la prosperità e il benessere di tutti i cittadini dell'Unione europea.

Possiamo attribuire alla Commissione europea la colpa di non averci portato fuori dalla crisi, ma non sarebbe corretto. Certo la Commissione Barroso si è mostrata troppo deferente nei confronti dei governi, ma il fenomeno è in realtà molto più profondo. Molti rifiutano di ammettere una verità che dà fastidio: a Berlino, Parigi, Roma, Londra, ma anche a Madrid e in molte altre capitali europee, la Commissione è vista più come un ostacolo, come una fonte di barriere agli interessi nazionali, che come un aiuto per realizzarli. Qualcosa si è rotto nella psicologia comunitaria e dobbiamo parlarne: oggi sono pochi quelli che hanno fiducia nella Commissione per difendere i propri interessi. Per gli Stati più influenti la Commissione è ormai un'istituzione che bisogna piegare alle proprie necessità. Per i più piccoli si tratta di un'autorità da aggirare, ingannare o semplicemente ignorare. Il vero piano di salvataggio di cui abbiamo bisogno è quindi proprio quello che preserverà l'Europa dall'impatto delle politiche unilaterali di questi governi.

Ci sono errori fattuali o di traduzione? Segnalali