Le vessazioni russe alla frontiera con la Lituania rientrano in una lotta per il potere molto più ampia. Il Cremlino si sta dando da fare per intralciare la politica di partenariato orientale dell’Unione europea, vanificando gli sforzi di Ucraina, Bielorussia, Moldavia, Azerbaijan, Georgia e Armenia nei confronti dell’Europa, spingendo nuovamente questi paesi sotto il controllo di Mosca per mezzo della cosiddetta Unione (doganale) europea.

La Lituania, in qualità di attuale presidente dell’Ue, ospiterà la firma degli accordi di libero scambio con gli stati del partenariato orientale (a eccezione della Bielorussia, già membro dell’Unione doganale euroasiatica). Vilnius sta difendendo molto attivamente gli stati del partenariato orientale e attirando l’attenzione dell’Ue sul Cremlino, esercitando pressioni su quest’ultimo con guerre doganali e altre forme simili di ricatto.

Per tutto il mese di settembre le vetture con targhe lituane sono state prese di mira alla frontiera tra Lituania e Russia, con procedure doganali quanto mai logoranti. A partire dall’11 settembre questo trattamento è toccato a chiunque cercasse di introdurre merci lituane in Russia. Questa settimana Mosca ha annunciato requisiti di qualità molto più rigidi per i prodotti caseari di origine lituana. Naturalmente tutto ciò si traduce in una perdita economica sia per le società lituane di trasporto sia per gli esportatori. Se questa non è un’azione punitiva del Cremlino a protezione degli stati del partenariato orientale, di che altro si tratta?

Malgrado le forti pressioni, l’Ucraina non si piega al ricatto del Cremlino

Qual è la situazione attuale in questa cosiddetta guerra geopolitica? Il presidente Putin è riuscito in tutta fretta a spingere l’Armenia verso l’unione doganale controllata dal Cremlino, e il risultato è che a Vilnius l’Armenia non firmerà alcun contratto con l’Ue. Con il cedimento dell’Armenia, il prossimo paese ad avvertire le pressioni sarà l’Azerbaijan: e si fanno supposizioni sul se, sul quando e su quali provvedimenti sono stati citati da Putin al riguardo del conflitto del Karabakh. Questi tuttavia potrebbero non riguardare soltanto le questioni doganali. Malgrado le forti pressioni, l’Ucraina non si piega al ricatto del Cremlino. Il governo ucraino ha approvato la bozza di un trattato di adesione all’Ue, che intenderebbe firmare a Vilnius. Minacce ancora più violente sono state formulate nei confronti della Moldavia.

Secondo il vicepremier russo, se la Moldavia continuasse a coltivare le sue aspirazione europee potrebbe perdere il controllo della Transnistria e andrebbe incontro a un gelido inverno. Il che significa, naturalmente, che perderebbe i suoi rifornimenti energetici. La Moldavia non ha battuto ciglio.

Sembra che l’Ue stia per perdere la battaglia nel Caucaso. In ogni caso, a nord del Mar Nero le pressioni del Cremlino hanno avuto invece l’effetto contrario e hanno motivato Ucraina, Moldavia e Ue a una più stretta e sollecita collaborazione.